Posts Tagged ‘VILLA MARIA MARTINA’
La parola alla psicologa di Villa Maria Martina
Ecco un altro degli articoli pubblicati sul nuovo numero del magazine del Gruppo Serena Assistenza “Serena…mente”
La tenerezza: assetto cognitivo e RSSA
Proviamo ad immaginare un cucciolo che aspetta dietro la porta di casa, accasciato in un angolino, che il suo padrone infili le chiavi nella toppa o pensiamo ai primi passi impacciati di un bimbo che cerca di raggiungere le braccia tese della mamma e, intanto, goffamente inciampa. Quello che accomunerebbe i nostri stati d’animo in seguito a queste immagini è indubbiamente la tenerezza. Si tratta di un’emozione piacevole, orientata verso qualcuno, di bassa intensità che suscita commozione o momentaneo turbamento psicologico. La tenerezza, affinchè possa definirsi tale, necessita di alcuni indispensabili ingredienti cognitivi. L’assetto cognitivo della tenerezza prevede, innanzitutto, la percezione dell’altro come vulnerabile, come qualcuno che non può o non è in grado, come fanno tutti gli altri, di difendere se stesso da potenziali pericoli o sofferenze. A suscitare tenerezza sono, infatti, tutti quegli stimoli le cui caratteristiche rientrano nelle categorie di deboli e indifesi (bambini, cuccioli, anziani…). Ma se questo bastasse potremmo anche essere in un altro universo emozionale, quello della pena e della commiserazione, che proveremmo se pensassimo a quel cucciolo sul ciglio di una strada o quel bambino solo e abbandonato. Ci s’intenerisce, invece, di fronte a qualcuno che pensiamo comunque protetto e accudito. Si prova tenerezza, quando la vulnerabilità percepita è ben compensata da premura, coinvolgimento e cure da parte di altri o da parte nostra. Tuttavia, se quel cane non fosse un cucciolo, ma un cane vecchio moribondo o quel bambino gravemente ammalato, ci consolerebbe sapere che c’è qualcuno dedito a proteggerli e a occuparsi di loro? La tenerezza presuppone un altro importante ingrediente: la consapevolezza che si tratti di una vulnerabilità momentanea o, in ogni caso, completamente compensabile con la cura e l’accudimento. Altra condizione non trascurabile e necessaria per poter parlare di tenerezza è che chi ci intenerisce non debba ostacolare i nostri scopi: proveremmo tenerezza se il cane, nell’attesa del suo padrone, abbaiasse continuamente e noi fossimo i vicini di casa o se quel bambino, inciampando, distruggesse un oggetto a noi caro o, peggio ancora, il prodotto di un nostro lavoro? Leggi tutto…
Lettera per Serena…mente- Trovare la forza nella malattia
Qualche tempo fa la d.ssa Ragone, direttrice del Gruppo Serena, mi chiese cortesemente se potessi scrivere un articolo da pubblicare sul giornale “Serena…mente”. La struttura di cui sto parlando, presente in più città italiane, è certamente un operatore molto importante nel settore dell’assistenza domiciliare, attento alle problematiche della salute altrui e che impiega anche addetti abilitati al trattamento di pazienti portatori di particolari patologie. È anche, il Gruppo Serena, molto attivo nel campo dell’informazione visto che utilizza pure i più noti social network. Mi sono chiesto, quindi, quale interesse avrebbe potuto suscitare nei lettori un mio scritto dato che non sono né un ricercatore né uno scrittore di grido, ma solo un anziano signore la cui moglie continua a lottare contro la malattia di Alzheimer diagnosticatale nel 2003. Non voglio sprofondare nel racconto della nostra disgrazia, ma dire del modo col quale abbiamo raggiunto la prima seria diagnosi potrebbe essere istruttivo. Nella primavera del 2003, Francamaria cominciò a non ricordare gli eventi recenti, i numeri telefonici ed altro. La feci visitare subito da alcuni neurologi locali particolarmente informati sulle demenze; anche dopo la somministrazione dei test allora disponibili, questi minimizzarono del tutto il problema. Non soddisfatto delle risposte, nell’autunno seguente telefonai alla professoressa Mecocci, aiuto di Geriatria di Perugia, allora uno dei tre più importanti centri italiani che si occupavano della malattia di Alzheimer. Dopo due giorni ottenni una visita associata ad una gentilezza di modi che mi lasciò interdetto. Purtroppo, però, ebbi anche la certezza di un Alzheimer in fase iniziale. Perchè raccontare tutto ciò? Anzitutto perché non tutti credono che si debba inseguire la verità con tutte le forze possibili. Non ci si deve accontentare delle prime risposte, se queste lasciano dei dubbi, non deve esserci timore nel richiedere altri pareri ed altre visite. Una certezza raggiunta prima possibile regala anni di vita. Non voglio scrivere della tragedia che, improvvisamente, si abbatté sulla mia famiglia, del mio dolore e di quello delle mie figlie, dell’annullamento di tutte le mie aspettative; voglio dire, invece, che per sette anni siamo riusciti a gestire Francamaria in casa e con l’aiuto di alcune badanti. Poi, non ci è stato più possibile: le trasformazioni profonde che la malattia aveva generato in Franca, ben conosciute da tutti coloro che disgraziatamente si trovano a lottare con questa patologia, e lo stress che avevamo accumulato negli anni ci costrinsero ad una scelta molto ponderata ma terribilmente dolorosa. Fummo costretti, cioè, a lasciare Francamaria alle cure di una casa protetta dotata di un settore specializzato. Fu, questa, una decisione di comodo oppure una decisione giusta. Leggi tutto…
La demenza può dipendere dal ‘cuore matto’

Il “cuore matto” danneggia anche il cervello, accelerando il declino mentale e quello fisico.
Uno studio italo-canadese, co-firmato dagli scienziati dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, dimostra che la fibrillazione atriale, tra le forme più comuni di aritmia cardiaca, moltiplica di un quinto il rischio di demenza e aumenta di oltre il 50% la probabilità di ricovero in casa di cura per la perdita di autonomia nelle attività quotidiane. La ricerca è stata pubblicata sul Canadian Medical Association Journal da Irene Marzona, del Laboratorio di ricerca in medicina generale-Dipartimento cardiovascolare del Mario Negri, in collaborazione con Salim Yusuf della McMaster University di Hamilton in Canada.
L’obiettivo dei ricercatori era quello di verificare un’eventuale correlazione tra fibrillazione atriale e declino cognitivo e funzionale, analizzando i dati prospettici di due maxi-studi (Ontarget e Transcend) che hanno coinvolto 31.546 pazienti ad alto rischio cardiovascolare, arruolati in 733 centri di 40 Paesi. Precedenti ricerche non avevano prodotti risultati consistenti sull’argomento – precisa una nota dell’Istituto diretto da Silvio Garattini – e comunque in pochi casi si era cercato di determinare un’associazione diretta tra la malattia del ’cuore mattò e la capacità di mantenere la propria indipendenza funzionale. Leggi tutto…
Aiutare chi soffre non sempre fa bene
L’ impatto del tumore incide non solo sulla vita del malato: chi si prende cura di lui viene messo a dura prova dal punto di vista psicologico. L’assistenza ai pazienti oncologici comporta infatti nei familiari lo sviluppo di elevati livelli di stress, che concorrono all’insorgenza e al mantenimento di disturbi somatici invalidanti. La presenza di disagio psicofisico deriva dall’atteggiamento che i cosiddetti caregiver assumono di fronte alla malattia, a sua volta influenzato dalle strategie di risposta al problema utilizzate, dal giudizio, dalla valutazione e dal senso dato alla propria esperienza.
La Fondazione AntItalia Onlus (che dal 1985 aoggi ha assistito gratuitamente a domicilio circa 87 mila di tumore in 9 regioni), in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, ha voluto indagare questo aspetto e il suo impatto sulla salute psicofisica dei familiari che si prendono cura dei pazienti oncologici assistiti a domicilio. La ricerca ha evidenziato che nei caregiver, il rimuginio- ovvero il pensiero ricorrente su ciò che la malattia comporta e sulla sua evoluzione o involuzione- è davvero un attivatore potenziale di malattia. Leggi tutto…
Obama:”entro il 2025 una cura contro l’Alzheimer!”
L’America si impegna ufficialmente per la lotta contro l’Alzheimer: l’obiettivo del governo è infatti quello di trovare una cura entro il 2025. Barack Obama ha firmato l’anno scorso il “National Alzheimer’s Project Act” e a distanza di pochi mesi il Dipartimento della Salute ha finalmente tracciato i contorni del piano mentre da un altro punto di vistala Casa Biancaha appena comunicato le sue intenzioni di investimento per i prossimi anni: 156 milioni di dollari, di cui 130 già nei prossimi due anni.
Obama è convinto che sia questo il momento giusto per agire contro il morbo di Alzheimer e bisogna farlo entro 13 anni con una ingente spesa nella ricerca.
I National Institutes of Health dedicheranno alle ricerca sull’Alzheimer 50 milioni di dollari in più già a partire dall’anno fiscale 2012. Nel 2013 al budget annuale verranno aggiunti altri 80 milioni. I restanti 26 verranno investiti per raggiungere gli altri obiettivi del piano, tra cui il miglioramento dei servizi di assistenza, la formazione e la sensibilizzazione pubblica. Leggi tutto…
Un farmaco antitumorale cancella i sintomi dell’Alzheimer
La ricerca sull’Alzheimer per fortuna non si arena e una nuova buona notizia arriva dagli Usa. Un’equipe di neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland ha scoperto che un medicinale usato da anni contro i tumori è in grado di annullare rapidamente i sintomi dell’Alzheimer, almeno nei topi. Il farmaco utilizzato è capace di invertire i deficit cognitivi, comportamentali e di memoria causati dalla comparsa di questa forma di demenza. I risultati dello studio, pubblicato su Science, sono giudicati “più che promettenti” dagli stessi ricercatori pur con la prudenza che si deve a un trial condotto, per ora, solo su animali.
Il medicinale oggetto dello studio è il bexarotene, da oltre 10 anni approvato dalla Food and drug administration (Fda) per il trattamento del cancro. Il team di Gary Landreth, che da anni studia la formazione dell’Alzheimer, aveva già scoperto che il vettore principale del colesterolo nel cervello, l’apolipoproteina E (ApoE), funziona come uno ‘spazzino’ facilitando la pulizia delle proteine beta amiloidi. Nel nuovo studio, Landreth e i suoi colleghi hanno voluto testare l’efficacia del bexarotene per aumentare l’espressione di ApoE e, dunque, ripulire il cervello dalle placche tipiche della malattia neurologica, ed hanno accertato che il farmaco stimola i recettori dei retinoidi X (RXR), che controllano la quantità di ApoE prodotta.
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Concerto di Natale a Villa Maria Martina
Anche Villa Maria Martina non si fa mancare il suo Concerto di Natale!
In attesa che giunga mercoledì 21 dicembre per “Christmas in Joy”, la nostra R.S.S.A. accoglierà gli alunni della Scuola Media De Marinis di Carbonara che allieteranno il pomeriggio degli ospiti e di tutti i partecipanti con le musiche del Natale.
E allora, per tutti coloro i quali vorranno assistere al saggio degli studenti della Scuola Media De Marinis, l’appuntamento è per domani ore 16.30 a Villa Maria Martina, Via Vecchia per Ceglie a Valenzano!
Olimpiadi del Nonno 2011: Villa Maria Martina c’e'!
Ed eccoci qui di nuovo a parlare di welfare, terza età ed integrazione sociale. Ma questa volta non staremo a lamentarci di quanto si faccia fatica a raggiungere dei risultati nel settore o a ravvivarvi la memoria su quanto sia importante non dimenticare in un angolino una consistente fetta di popolazione che ha ancora la forza per gridare “ci sono anch’io”. No, quest’oggi siamo qui a raccontare la storia di un gruppo di vecchietti, ospiti della nostra R.S.S.A. Villa Maria Martina, che alla notizia dell’organizzazione delle Olimpiadi del Nonno presso la residenza “Cavallino Hotel” di Modugno, ha reagito con entusiasmo e ha lavorato sodo preparandosi ad affrontare le “sfide” di calcio balilla, calci di rigore, bowling, passaggio del pallone, parole a sorpresa, vesti il manichino e pic nic a ostacoli.
La competizione risveglia gli animi di qualunque età e i nostri ospiti, rianimata la tempra caratteriale della gioventù, sono pronti ad avere la meglio sui concorrenti delle altre R.S.S.A. che prenderanno parte all’evento, ma soprattutto sono pronti a divertirsi e a trascorrere 4 giorni diversi, sostenuti dal tifo dei presenti e degli altri anziani che per vari motivi non hanno potuto prendere parte alla gara.
Alle Olimpiadi, poi, interverrà un ospite speciale, uno di quelli che ha scritto la storia dell’atletica nazionale ed internazionale: il campione del mondo ed olimpico Pietro Mennea!
La squadra di Villa Maria Martina è al completo, preparata, emozionata e vitale al punto giusto.
Per noi c’è il grande insegnamento da parte di chi ancora una volta dimostra con i fatti che terza età non è sinonimo di fine, ma semplicemente un punto e a capo per un nuovo inizio.
Morbo di Alzheimer: l’evoluzione della malattia
L’evoluzione della malattia di Alzheimer
Il decorso della malattia varia infatti da persona a persona. Possiamo comunque individuare 3 principali fasi di malattia.
1. Demenza lieve (durata media 2-4 anni): è caratterizzata da disturbi di memoria, come dimenticare i nomi e i numeri di telefono, ma, data la natura non grave di questi segni, possono passare inosservati o essere giustificati come conseguenze naturali dell’età. La perdita progressiva della memoria, soprattutto quella recente, può interferire con il normale svolgimento degli impegni quotidiani. Il soggetto ha difficoltà ad orientarsi nello spazio e nel tempo, per esempio può avere problemi a ritrovare la strada di casa. Leggi tutto…








