Posts Tagged ‘stile di vita’
Minerali, iodio e proteine per stare bene
Nel 2050 potremmo essere in 9 miliardi ad affollare il nostro piccolo pianeta blu, il colore dell’acqua che ricopre la Terraper più del 70%. Un’immensa massa, fonte di risorse future, anche alimentari e terapeutiche. La prima risorsa è l’acqua per bere, anche se deve essere adeguatamente trattata, prima di diventare potabile. La seconda è il sale, elemento essenziale per la vita, tanto che il cloruro di sodio è diventato “il sale” per antonomasia. Conosciuto ed estratto dal mare dall’alba dei tempi serve per insaporire e conservare gli alimenti (ostacola la vita organica). Se è iodato è ancora meglio perché fornisce “benzina” alla tiroide per la produzione dei suoi ormoni così importanti per la regolazione del metabolismo, per l’accrescimento dei bambini e per le donne in gravidanza.
Ma il vero scrigno dello iodio sono pesci e crostacei: è questo il motivo per cui i vegetariani “stretti” possono rischiare di sviluppare un gozzo (tiroide che aumenta di dimensioni per scarso apporto di iodio). In fondo al mare ci sono soprattutto le proteine dei pesci (dalle castagnole allo squalo balena), dei crostacei (dai granchi alle granseole), dei molluschi (dalle vongole ai polpi) fino a quelle di molte specie di alghe commestibili. Dal punto di vista nutrizionale il pesce è un buon alimento: la percentuale di proteine varia tra il 15 e il 25%, ha modesta quantità di lipidi, una minima percentuale di glucidi. Il resto è acqua.
Tassa sulle bibite gassate: pretesto per arrichire lo Stato o necessita’ per limitare i danni dell’obesita’?
L’ipotesi annunciata dal ministro Balduzzi: introito di 250 milioni di euro all’anno e non crea problemi ai consumatori.
L’idea del ministro della Salute Balduzzi per arginare i problemi causati dal “cibo spazzatura” è una tassa di tre centesimi su ogni bottiglietta di aranciata, gassosa o altre bevande gassate e zuccherate da 33 cl. 3 cent. per ogni lattina o bottiglietta porterebbe nelle casse dello Stato 250 milioni di euro l’anno, spendibili in campagne di prevenzione e promozione dei corretti stili di vita oltre che di interventi ad hoc in campo sanitario. Un prelievo di soli 3 centesimi, ha aggiunto il ministro, non crea problemi ai consumatori né ai produttori e manda un segnale all’opinione pubblica di attenzione per un problema sottovalutato dalle famiglie, visto che metà dei nostri ragazzi consuma troppe bevande gassate e zuccherate.
Si tratta semplicemente di un’ipotesi allo studio, aperta alla discussione – ha sottolineato Balduzzi, che ha dunque escluso almeno per il momento l’introduzione di una tassa su alcuni alimenti poco sani-.“Nelle leggende metropolitane nazionali è uscito anche che avrei intenzione di tassare Nutella e cotechino. Faccio notare che ci potrebbero essere anche dei profili problematici, nell’ipotesi in cui un responsabile pubblico si mettesse in testa di attaccare alcune delle qualità del nostro Paese. Altro discorso, e abbiamo già avviato un tavolo con produttori e ministero Agricoltura, è riuscire a fare un accordo con i produttori per diminuire alcune percentuali nei cibi, per esempio i famosi grassi saturi. Ma questo è tutto un altro discorso, che non può essere fatto con la leva fiscale, bensì con un accordo mirato.” Leggi tutto…
Piu’ sani con la meditazione
Le persone che praticano la meditazione stanno bene: sia in salute fisica che mentale. Ma soprattutto meglio di chi non la pratica. Ecco quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’Università australiana di Sydney.
Sebbene l’area che ha mostrato maggiori e significative differenze nella promozione della salute fosse quella mentale, coloro che praticavano la meditazione da almeno due anni sono stati trovati essere più in salute del 10%, rispetto al resto della popolazione generale. Questo è uno dei vantaggi evidenziati nell’articolo riportante i risultati dello studio pubblicato su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).
Dallo studio, che ha visto coinvolte più di 350 persone provenienti da tutta l’Australia e che avevano all’attivo almeno due anni di meditazione, è emerso che questi individui registravano un profilo salutistico decisamente migliore del resto della popolazione australiana secondo i dati ricavati dal Federal Government’s National Health and Wellbeing Survey . Leggi tutto…
La cucina di Serena: Sfogliatine alle mele
La pasta sfoglia unita alle mele è un’ accoppiata spesso utilizzata in pasticceria per realizzare moltissime preparazioni, riscuotendo sempre un notevole successo. Le sfogliatine alle mele sono estremamente veloci e semplici da realizzare, specialmente se per prepararle utilizzerete della pasta sfoglia già pronta!
Ingredienti per 4 sfogliatine
1 bustina di gelatina per dolci
2 cucchiai di marmellata di pesche Leggi tutto…
Mangiare di fretta fa venire il diabete
È probabile che di mani alzate ce ne siano davvero poche. Oggigiorno, la fretta è la caratteristica che accompagna le nostre giornate: che sia sul lavoro, che sia anche in quella che dovrebbe essere una pausa, ossia il pranzo.
Mangiare veloce pertanto, per molti, è divenuta dapprima un’esigenza e poi un’abitudine tanto che anche quando non ve ne sarebbe necessità ci si ritrova a ingurgitare il cibo alla velocità della luce.
Questo atteggiamento, se da un lato permette di sbrigarsi a mangiare e tornare alle proprie faccende, ha tuttavia i suoi lati negativi. Secondo uno studio degli scienziati della Lithuanian University of Health Sciences, i quali hanno presentato il loro lavoro al XV Congresso Internazionale di Endocrinologia, e XIV Congresso Europeo di Endocrinologia, tenutosi a Firenze dal 5 al 9 maggio 2012, mangiare veloce favorisce l’aumento di peso che, a sua volta, favorisce l’insorgere del diabete di tipo 2.
Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori coordinati dalla dottoressa Lina Radzeviciene, hanno seguito 702 persone, di cui 234 con una recente diagnosi di diabete di tipo 2. Leggi tutto…
La corsa allunga la vita

Era già stato dimostrato che lo sport migliorasse la qualità di vita di chiunque lo praticasse anche se non in forma agonistica, ora non ci sono più dubbi: praticare jogging da una a due ore e mezza la settimana, ad andatura lenta o moderata, fa vivere di più.
Le aspettative di vita aumentano, in media, di 6,2 anni per gli uomini e di 5,6 anni per le donne. Il dato è attendibile (non è ancora pubblicato, ma è stato presentato a Dublino durante il congresso EuroPRevent2012) perché arriva dal Copenhagen City Heart Study, un enorme studio, nato nel 1976 con l’obiettivo di accrescere le conoscenze relative alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. La ricerca ha coinvolto 20 mila fra uomini e donne, che sono stati sottoposti a controlli regolari nel corso degli anni, anche in relazione all’attività fisica.
Per ottenere questi risultati non serve un’attività intensa e frequente: sono sufficienti un paio d’ore a settimana a passo sostenuto (quell’andatura che permette di accelerare il ritmo del respiro, ma non di farci ansimare). Leggi tutto…
Allarme origano cangerogeno
Non solo una spezia della cucina mediterranea, essenziale per la pizza ‘marinara’ e per tanti altre pietanze. Nell’origano si nasconderebbe infatti una sostanza killer per le cellule del cancro alla prostata. E’ quanto emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori della Long Island University 1 (Liu), che viene presentato oggi a Experimental Biology 2012 2, in corso a San Diego, negli Stati Uniti.
Il team di Supriya Bavadekar, farmacologo della Liu, sta testando un componente dell’origano, sulle cellule del cancro alla prostata. I risultati della ricerca dimostrano che il composto induce l’apoptosi – ovvero il ‘suicidio cellulare’ – in questi bersagli. I ricercatori stanno cercando di capire in che modo la sostanza induca le cellule tumorali a suicidarsi. “Sappiamo che l’origano possiede virtù anti-batteriche e anti-infiammatorie, ma i suoi effetti sulle cellule tumorali davvero elevano questa sostanza ai livelli di una super-spezia come la curcuma”, dice Bavadekar.
Il tumore della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile e rappresenta circa il 15 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Le stime parlano di poco più di 23.500 nuovi casi ogni anno in Italia, ma il rischio che la malattia abbia un esito nefasto non è particolarmente elevato, soprattutto se si interviene in tempo.
Anche se il lavoro è ancora in una fase preliminare, i primi dati sono giudicati estremamente promettenti dagli scienziati. “Un vantaggio significativo è che l’origano è usato comunemente negli alimenti”, spiegano i ricercatori, dunque questo potrebbe tradursi in una “diminuzione del rischio di gravi effetti tossici” usando questa sostanza come un’arma anti-cancro. “Alcuni ricercatori hanno in precedenza dimostrato che mangiare la pizza può ridurre il rischio di cancro. Un effetto in gran parte attribuito al licopene che si trova nella salsa di pomodoro, ma ora penso che anche l’origano”, indispensabile nella pizza ‘marinara’, “possa giocare un ruolo” nella lotta alle neoplasie, dice Bavadekar . “Se lo studio continuerà a dare risultati positivi, questa super-spezia può rappresentare un approccio molto promettente per aiutare i pazienti con cancro alla prostata”.
L’alzheimer si combatte anche con le faccende domestiche
Spesso le donne si chiedono: «Possibile che tutta la fatica legata alle faccende domestiche non conti come attività fisica ai fini della salute?» La risposta che viene dalle pagine di Neurologyè per una volta consolante: per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer vale qualunque tipo di movimento, anche quello svolto per rigovernare la casa. E il beneficio di non lasciarsi andare sul divano riguarda tutti e tutte le fasce di età, anche gli ultraottantenni.
LO STUDIO – È su questa popolazione ad alto rischio, e di solito poco dedita allo sport, che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago. Per la loro indagine gli esperti non si sono fidati dei semplici resoconti degli oltre 700 anziani coinvolti. Per verificare quanto si muovessero di fatto quotidianamente hanno fatto indossare loro per una decina di giorni un dispositivo, detto actigrafo, che ne registrava l’attività. Tutti inoltre, al momento di entrare nello studio, sono stati sottoposti a una serie di test per valutarne la memoria e le capacità cognitive. «Dopo circa quattro anni, una settantina di loro aveva sviluppato una malattia di Alzheimer clinicamente evidente» spiega Aron S. Buchman, che ha coordinato la ricerca. Hanno cominciato con piccole dimenticanze, diventate via via più gravi, fino ad arrivare al punto in cui non riconoscevano i loro familiari e dovevano essere assistiti nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto…
Parlare da soli? Fa bene al cervello.

OSSERVAZIONE – La ricerca è stata sviluppata sulla base dell’osservazione fatta nella vita di tutti i giorni di persone che parlottano tra sé mentre si guardano attorno e cercano ad esempio le chiavi perdute: «le chiavi… dove ho messo le chiavi…». Leggi tutto…
Con la crisi peggiora anche la salute degli italiani
La crisi logora la salute degli italiani. E’ un paese sempre più ‘malato’ quello fotografato dal Rapporto Osservasalute 2011 1. Persone stressate, meno in forma rispetto a qualche anno fa, costrette in molti casi a risparmiare sulla prevenzione con sport e alimentazione sana non più diffusi come un tempo. Si rinuncia, ad esempio, a frutta e verdura, che diventano un lusso per pochi. Per la prima volta dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni consumate al giorno: 4,8% contro 5,7%, dato che era rimasto grosso modo stabile fino al 2008. Ma di fronte alle difficoltà dei cittadini, non c’è una risposta del Servizio sanitario nazionale, perché anche negli ospedali e nelle Asl la crisi finanziaria si traduce in un taglio dei servizi sanitari.
Lo studio, presentato oggi a Roma all’Università Cattolica, è un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni. Pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, e coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, è stato realizzato da 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali.
Gli italiani tagliano dove possono e cercano risposte rapide al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, in aumento anche in funzione del carico psicologico legato all’incertezza verso il futuro. Sempre più spesso lo fanno a spese proprie, per continuare a svolgere le attività quotidiane in famiglia e al lavoro e ad affrontare gli impegni sempre più stringenti. Risulta così aumentato il consumo di farmaci antidepressivi: l’uso di questi medicinali è cresciuto di oltre quattro volte in 10 anni, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010, come effetto anche di un disagio diffuso, scatenato dalle difficoltà socio-economiche.
Secondo numerose ricerche l’impatto sulla salute di una crisi economico-finanziaria è forte: può portare a un incremento dei suicidi e delle morti correlate all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe. Comunque la salute degli italiani resta tutto sommato ancora buona grazie alla “rendita” a loro disposizione, merito, per esempio, della tradizione della dieta mediterranea. Ma ci sono numerosi rischi in agguato e, con il tempo, la situazione potrebbe peggiorare: gli italiani sono, infatti, sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti è in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del Rapporto) e colpiti da malattie croniche.
La situazione attuale di crisi rischia di essere ulteriormente peggiorata dalle scelte in ambito di politica sanitaria. “Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria – dice Ricciardi – hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012; all’introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità e infanzia”.
“I tagli non riducono l’inappropriatezza di molti interventi sanitari, quindi gli sprechi, né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancor più le liste di attesa”, aggiunge Ricciardi. Un esempio: nel triennio 2007-2010, spiega Ricciardi, “l’effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E nel futuro sarà sempre peggio: è infatti stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Ssn avrà a disposizione”.
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