Posts Tagged ‘Serena…mente’

Piu’ sani con la meditazione

lunedì, maggio 14, 2012 @ 10:05 AM

Le persone che praticano la meditazione stanno bene: sia in salute fisica che mentale. Ma soprattutto meglio di chi non la pratica. Ecco quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’Università  australiana di Sydney.

Sebbene l’area che ha mostrato maggiori e significative differenze nella promozione della salute fosse quella mentale, coloro che praticavano la meditazione da almeno due anni sono stati trovati essere più in salute del 10%, rispetto al resto della popolazione generale. Questo è uno dei vantaggi evidenziati nell’articolo riportante i risultati dello studio pubblicato su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).
Dallo studio, che ha visto coinvolte più di 350 persone provenienti da tutta l’Australia e che avevano all’attivo almeno due anni di meditazione, è emerso che questi individui registravano un profilo salutistico decisamente migliore del resto della popolazione australiana secondo i dati ricavati dal Federal Government’s National Health and Wellbeing Survey . Leggi tutto…

La cucina di Serena: Sfogliatine alle mele

venerdì, maggio 11, 2012 @ 09:05 AM

La pasta sfoglia unita alle mele è un’ accoppiata spesso utilizzata in pasticceria per realizzare moltissime preparazioni, riscuotendo sempre un notevole successo. Le sfogliatine alle mele sono estremamente veloci e semplici da realizzare, specialmente se per prepararle utilizzerete della pasta sfoglia già pronta!

 Ingredienti per 4 sfogliatine

1 bustina di gelatina per dolci

2 cucchiai di marmellata di pesche Leggi tutto…

La cucina di Serena: un tiramisu’ dietetico

mercoledì, maggio 2, 2012 @ 09:05 AM

L’estate si avvicina e la maggior parte di noi sta correndo ai ripari per tamponare e risolvere i danni derivanti dall’alimentazione ipercalorica del freddo inverno appena passato.

A detta, però, dei migliori nutrizionisti la dieta non deve mai essere drastica e fatta esclusivamente di privazioni; gli sfizi, i peccati di gola e gli extra qualche volta bisogna concederseli.

Noi vi proponiamo, dunque, la rivisitazione della ricetta di uno dei dolci più classici della tradizione italiana: il tiramisù!

Al posto della crema al mascarpone utilizzeremo la ricotta e invece dei savoiardi i più leggeri pavesini. Ne verrà fuori un dolce delicato, leggero e gustoso e soprattutto privo di sensi di colpa!

Ingredienti

300 gr di Ricotta
75 gr di Zucchero Semolato
75 gr di Zucchero a Velo
3 Uova
300 gr di biscotti Pavesini
Caffè Zuccherato
Cacao in Polvere per guarnire

Procedimento

Con le fruste elettriche montare la ricotta con lo zucchero. Quando la ricotta sarà diventata una crema quasi spumosa aggiungere uno alla volta i tuorli d’uovo conservando gli albumi e continuando a mescolare. Aggiungere gli albumi montati a neve con lo zucchero a velo. Incorporare delicatamente gli albumi alla crema di ricotta facendo attenzione a non smontarla.

Bagnare leggermente i biscotti con il caffè zuccherato, disporli in un recipiente alto almeno5 cm, ricoprirli con la crema e proseguire così fino ad esaurimento degli ingredienti. Cospargi con il cacao in polvere e servire il dolce ben freddo dopo averlo fatto riposare per alcune ore in frigo.

La parola alla psicologa di Villa Maria Martina

mercoledì, aprile 18, 2012 @ 09:04 AM

Ecco un altro degli articoli pubblicati sul nuovo numero del magazine del Gruppo Serena Assistenza “Serena…mente”

La tenerezza: assetto cognitivo e RSSA

Proviamo ad immaginare un cucciolo che aspetta dietro la porta di casa, accasciato in un angolino, che il suo padrone infili le chiavi nella toppa o pensiamo ai primi passi impacciati di un bimbo che cerca di raggiungere le braccia tese della mamma e, intanto, goffamente inciampa. Quello che accomunerebbe i nostri stati d’animo in seguito a queste immagini è indubbiamente la tenerezza. Si tratta di un’emozione piacevole, orientata verso qualcuno, di bassa intensità che suscita commozione o momentaneo turbamento psicologico. La tenerezza, affinchè possa definirsi tale, necessita di alcuni indispensabili ingredienti cognitivi. L’assetto cognitivo della tenerezza prevede, innanzitutto, la percezione dell’altro come vulnerabile, come qualcuno che non può o non è in grado, come fanno tutti gli altri, di difendere se stesso da potenziali pericoli o sofferenze. A suscitare tenerezza sono, infatti, tutti quegli stimoli le cui caratteristiche rientrano nelle categorie di deboli e indifesi (bambini, cuccioli, anziani…). Ma se questo bastasse potremmo anche essere in un altro universo emozionale, quello della pena e della commiserazione, che proveremmo se pensassimo a quel cucciolo sul ciglio di una strada o quel bambino solo e abbandonato. Ci s’intenerisce, invece, di fronte a qualcuno che pensiamo comunque protetto e accudito. Si prova tenerezza, quando la vulnerabilità percepita è ben compensata da premura, coinvolgimento e cure da parte di altri o da parte nostra. Tuttavia, se quel cane non fosse un cucciolo, ma un cane vecchio moribondo o quel bambino gravemente ammalato, ci consolerebbe sapere che c’è qualcuno dedito a proteggerli e a occuparsi di loro? La tenerezza presuppone un altro importante ingrediente: la consapevolezza che si tratti di una vulnerabilità momentanea o, in ogni caso, completamente compensabile con la cura e l’accudimento. Altra condizione non trascurabile e necessaria per poter parlare di tenerezza è che chi ci intenerisce non debba ostacolare i nostri scopi: proveremmo tenerezza se il cane, nell’attesa del suo padrone, abbaiasse continuamente e noi fossimo i vicini di casa o se quel bambino, inciampando, distruggesse un oggetto a noi caro o, peggio ancora, il prodotto di un nostro lavoro? Leggi tutto…

Voglio vivere così col sole in fronte…

lunedì, aprile 16, 2012 @ 09:04 AM

Che si viaggi per piacere, per lavoro, per amore, per inseguire un sogno o perché un esso si è infranto, è sempre qualcosa che introduce nella mente il cambiamento e il movimento. Bisogno, desiderio o necessità è bello pensare di darsi la possibilità di sorprendersi, di aprirsi a percezioni nuove, di perdersi e, perché no, di confondersi e mescolare le carte. Quando la mente viaggia i ricordi si mettono a giocare sbarazzini, le immagini si sbizzarriscono per non sbiadire e noi ci sentiamo più recettivi.

L’emozione che ti cresce planando verso il Brasile è proprio quella di atterrare placidi sulla natura, quella vera. Un’ esplosione in petto che avrei voluto mostrare a tutti. In poco tempo sono finita in un altro mondo, in un altro spazio, in un altro tempo. In Brasile ho scoperto una nuova, diversa idea del tempo. Una sorta di presente continuo, di vita interamente distesa sul letto del quotidiano. Una morbidezza che farebbe bene anche a noi, sempre cosi stretti nell’ansia del futuro, sempre cosi angosciati nel pensiero del passato. Il mio vuole essere un omaggio ad una terra che mi fa provare un male profondo. La saudade. Quel sottile velo di nostalgia che si deposita sulla tua pelle quando torni a casa. Una pellicola d’ovatta che ti cambia la vista sul mondo, sulle cose, sulle persone. La mia saudade la curo così: ritrovandola con due righe scritte e rivedendo qualche foto. E il bello del viaggio è ricostruirlo poi nella mente come preferiamo, senza una logica apparente e senza sentirci costretti a riviverlo nell’esatto ordine in cui lo abbiamo fatto. Perché, come scriveva Benjamin Disraeli: “Come tutti i viaggiatori ho visto più di quanto ricordo e ricordo più di quanto ho visto”.

 A cura di

Daniela Melchionna

Sede di Foggia

Qualche tempo fa la d.ssa Ragone, direttrice del Gruppo Serena, mi chiese cortesemente se potessi scrivere un articolo da pubblicare sul giornale “Serena…mente”. La struttura di cui sto parlando, presente in più città italiane, è certamente un operatore molto importante nel settore dell’assistenza domiciliare, attento alle problematiche della salute altrui e che impiega anche addetti abilitati al trattamento di pazienti portatori di particolari patologie. È anche, il Gruppo Serena, molto attivo nel campo dell’informazione visto che utilizza pure i più noti social network. Mi sono chiesto, quindi, quale interesse avrebbe potuto suscitare nei lettori un mio scritto dato che non sono né un ricercatore né uno scrittore di grido, ma solo un anziano signore la cui moglie continua a lottare contro la malattia di Alzheimer diagnosticatale nel 2003. Non voglio sprofondare nel racconto della nostra disgrazia, ma dire del modo col quale abbiamo raggiunto la prima seria diagnosi potrebbe essere istruttivo. Nella primavera del 2003, Francamaria cominciò a non ricordare gli eventi recenti, i numeri telefonici ed altro. La feci visitare subito da alcuni neurologi locali particolarmente informati sulle demenze; anche dopo la somministrazione dei test allora disponibili, questi minimizzarono del tutto il problema. Non soddisfatto delle risposte, nell’autunno seguente telefonai alla professoressa Mecocci, aiuto di Geriatria di Perugia, allora uno dei tre più importanti centri italiani che si occupavano della malattia di Alzheimer. Dopo due giorni ottenni una visita associata ad una gentilezza di modi che mi lasciò interdetto. Purtroppo, però, ebbi anche la certezza di un Alzheimer in fase iniziale. Perchè raccontare tutto ciò? Anzitutto perché non tutti credono che si debba inseguire la verità con tutte le forze possibili. Non ci si deve accontentare delle prime risposte, se queste lasciano dei dubbi, non deve esserci timore nel richiedere altri pareri ed altre visite. Una certezza raggiunta prima possibile regala anni di vita. Non voglio scrivere della tragedia che, improvvisamente, si abbatté sulla mia famiglia, del mio dolore e di quello delle mie figlie, dell’annullamento di tutte le mie aspettative; voglio dire, invece, che per sette anni siamo riusciti a gestire Francamaria in casa e con l’aiuto di alcune badanti. Poi, non ci è stato più possibile: le trasformazioni profonde che la malattia aveva generato in Franca, ben conosciute da tutti coloro che disgraziatamente si trovano a lottare con questa patologia, e lo stress che avevamo accumulato negli anni ci costrinsero ad una scelta molto ponderata ma terribilmente dolorosa. Fummo costretti, cioè, a lasciare Francamaria alle cure di una casa protetta dotata di un settore specializzato. Fu, questa, una decisione di comodo oppure una decisione giusta. Leggi tutto…

La cucina di Serena: la pastiera napoletana

giovedì, aprile 5, 2012 @ 09:04 AM

Oggi, giovedì santo, è il giorno di preparazione della pastiera. Il dolce pasquale per eccellenza, di antica origine partenopea, è una torta di pasta frolla ripiena di un impasto formato da ricotta, grano bollito, uova, spezie e canditi. Secondo tradizione, si prepara il giovedì o il venerdì prima del pranzo pasquale poiché, riposando, gli aromi tendono ad amalgamarsi, il dolce si compatta a dovere ela Pasquadiventa una vera e propria festa anche per il palato!

 Ingredienti per il ripieno

 25 gr di acqua di fiori d’arancio

50 gr di arance candite

30gr di burro

1 cucchiaino di cannella

50 gr di cedro candito

250 gr di grano cotto

200 gr di latte

scorza grattugiata di 2 limoni

350 gr (totali) di ricotta di pecora e di mucca

2 uova intere + 2 tuorli

1 bustina di vanillina

350 gr di zucchero

 Per la pasta frolla del peso di 550 gr circa: Leggi tutto…

Pillole di Galateo

mercoledì, marzo 28, 2012 @ 08:03 AM

Esistono delle regole da rispettare fondamentali nel Bon Ton, di seguito ve ne riportiamo alcune… le buone maniere non passano mai di moda!

  • Mai mandare fiori anonimi
  • Mai dire “piacere” quando ci presentiamo o veniamo presentati
  • Mai mettersi il foulard in tasca uguale alla cravatta
  • Mai sedersi con le mani incrociate dietro la testa. Orribile!
  • Mai usare gli stecchini da denti. Se proprio non potete farne a meno, mai in presenza di altre persone.
  • Al ristorante: il primo a varcarne la soglia deve sempre essere l’uomo. Non vale infatti la regola “Prima le signore”, che vale invece per l’uscita. Questo comportamento ha radici antiche. In passato infatti “il Cavaliere” aveva l’obbligo di esplorare l’ambiente prima di farci entrare una signora.
  • Quando si viene invitati a cena e trascorriamo con gli invitati anche il dopocena, è bene ricordarsi che il sonno è sacro. Quindi mai costringere gli altri invitati a fare le ore piccole.
  • Se si passeggia con la compagna/amica sotto la pioggia, deve essere sempre l’uomo a tenere l’ombrello.
  • Mai dire “salute” quando una persona nei nostri pressi starnutisce.
  • In nessun caso, mai prima il cognome del nome, sia a voce che scritto. Paolo Rossi sarà sempre Paolo Rossi,mai Rossi Paolo.
  • Stretta di mano. Mai la mano morta, ma neppure una stretta che stritola. Una buona via di mezzo, un saluto deciso e rassicurante.

Pillole di Galateo

martedì, marzo 20, 2012 @ 11:03 AM

Esistono delle regole da rispettare fondamentali nel Bon Ton. Ecco a voi lettori un elenco conciso, ma di grande aiuto!

  • Mai mandare fiori anonimi
  • Mai dire “piacere” quando ci presentiamo o veniamo presentati
  • Mai mettersi il foulard in tasca uguale alla cravatta
  • Mai sedersi con le mani incrociate dietro la testa. Orribile!
  • Mai usare gli stecchini da denti. Se proprio non potete farne a meno, mai in presenza di altre persone.
  • Al ristorante: il primo a varcarne la soglia deve sempre essere l’uomo. Non vale infatti la regola “Prima le signore”, che vale invece per l’uscita. Questo comportamento ha radici antiche. In passato infatti “il Cavaliere” aveva l’obbligo di esplorare l’ambiente prima di farci entrare una signora.
  • Quando si viene invitati a cena e trascorriamo con gli invitati anche il dopocena, è bene ricordarsi che il sonno è sacro. Quindi mai costringere gli altri invitati a fare le ore piccole.
  • Se si passeggia con la compagna/amica sotto la pioggia, deve essere sempre l’uomo a tenere l’ombrello.
  • Mai dire “salute” quando una persona nei nostri pressi starnutisce.
  • In nessun caso, mai prima il cognome del nome, sia a voce che scritto. Paolo Rossi sarà sempre Paolo Rossi,mai Rossi Paolo.
  • Stretta di mano. Mai la mano morta, ma neppure una stretta che stritola. Una buona via di mezzo, un saluto deciso e rassicurante.

 

 

Noci e pesce allungano la vita

martedì, marzo 20, 2012 @ 10:03 AM

Vuoi vivere a lungo? Mangia meno carne rossa, infatti il consumo di questa carne aumenta il rischio complessivo di morire, (probabilità complessiva di morte per tutte le cause), in particolare per cancro e malattie cardiovascolari. Viceversa, una dieta che prediliga pesce e carni bianche riduce il rischio complessivo di morte. Il 9,3% e il 7,6% dei decessi rispettivamente per maschi e femmine sarebbe evitabile riducendo le porzioni di carne rossa consumate. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine da An Pan della Harvard School of Public Health di Boston.

I RISCHI DI MORTE - In passato svariati studi avevano documentato che una dieta ricca di carni rosse aumenta il rischio di vari tumori, (colon etc); questo studio prende in esame il rischio di morte complessivo. Gli esperti hanno coinvolto ben 37.698 uomini e 83.644 donne, seguendo il campione per una media di 28 anni e registrato in tutto 23.926 decessi, di cui 5.910 per malattie cardiovascolari e 9.464 per cancro. Attraverso opportuni calcoli hanno stimato che il rischio di mortalità totale aumenta in media del 12% per ogni porzione giornaliera in più di carne rossa, del 13% per tagli di carne non troppo lavorati, del 20% se molto lavorati a livello industriale (per esempio carne in scatola, hamburger etc). Sostituendo una porzione di carne rossa con una di pesce, o con pollame, frutta secca (come noci etc), legumi, latticini magri o cereali integrali riduce il rischio di morte: del 7% con il pesce, del 14% con il pollame, del 19% con la frutta secca, 10% coi legumi, 10% coi latticini magri, 14% con i cereali integrali. «Abbiamo stimato – scrivono – che il 9,3% e il 7,6% dei decessi totali (rispettivamente per maschi e femmine) documentati durante il periodo di monitoraggio di questo studio potevano essere prevenuti se tutti i partecipanti avessero consumato meno di 0,5 porzioni al giorno di carne rossa». (Ansa)