Posts Tagged ‘ricerca’

Minerali, iodio e proteine per stare bene

mercoledì, maggio 16, 2012 @ 09:05 AM

 

Nel 2050 potremmo essere in 9 miliardi ad affollare il nostro piccolo pianeta blu, il colore dell’acqua che ricopre la Terraper più del 70%. Un’immensa massa, fonte di risorse future, anche alimentari e terapeutiche. La prima risorsa è l’acqua per bere, anche se deve essere adeguatamente trattata, prima di diventare potabile. La seconda è il sale, elemento essenziale per la vita, tanto che il cloruro di sodio è diventato “il sale” per antonomasia. Conosciuto ed estratto dal mare dall’alba dei tempi serve per insaporire e conservare gli alimenti (ostacola la vita organica). Se è iodato è ancora meglio perché fornisce “benzina” alla tiroide per la produzione dei suoi ormoni così importanti per la regolazione del metabolismo, per l’accrescimento dei bambini e per le donne in gravidanza.
Ma il vero scrigno dello iodio sono pesci e crostacei: è questo il motivo per cui i vegetariani “stretti” possono rischiare di sviluppare un gozzo (tiroide che aumenta di dimensioni per scarso apporto di iodio). In fondo al mare ci sono soprattutto le proteine dei pesci (dalle castagnole allo squalo balena), dei crostacei (dai granchi alle granseole), dei molluschi (dalle vongole ai polpi) fino a quelle di molte specie di alghe commestibili. Dal punto di vista nutrizionale il pesce è un buon alimento: la percentuale di proteine varia tra il 15 e il 25%, ha modesta quantità di lipidi, una minima percentuale di glucidi. Il resto è acqua.

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Piu’ sani con la meditazione

lunedì, maggio 14, 2012 @ 10:05 AM

Le persone che praticano la meditazione stanno bene: sia in salute fisica che mentale. Ma soprattutto meglio di chi non la pratica. Ecco quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’Università  australiana di Sydney.

Sebbene l’area che ha mostrato maggiori e significative differenze nella promozione della salute fosse quella mentale, coloro che praticavano la meditazione da almeno due anni sono stati trovati essere più in salute del 10%, rispetto al resto della popolazione generale. Questo è uno dei vantaggi evidenziati nell’articolo riportante i risultati dello studio pubblicato su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).
Dallo studio, che ha visto coinvolte più di 350 persone provenienti da tutta l’Australia e che avevano all’attivo almeno due anni di meditazione, è emerso che questi individui registravano un profilo salutistico decisamente migliore del resto della popolazione australiana secondo i dati ricavati dal Federal Government’s National Health and Wellbeing Survey . Leggi tutto…

Mangiare di fretta fa venire il diabete

giovedì, maggio 10, 2012 @ 10:05 AM

È probabile che di mani alzate ce ne siano davvero poche. Oggigiorno, la fretta è la caratteristica che accompagna le nostre giornate: che sia sul lavoro, che sia anche in quella che dovrebbe essere una pausa, ossia il pranzo.

Mangiare veloce pertanto, per molti, è divenuta dapprima un’esigenza e poi un’abitudine tanto che anche quando non ve ne sarebbe necessità ci si ritrova a ingurgitare il cibo alla velocità della luce.
Questo atteggiamento, se da un lato permette di sbrigarsi a mangiare e tornare alle proprie faccende, ha tuttavia i suoi lati negativi. Secondo uno studio degli scienziati della Lithuanian University of Health Sciences, i quali hanno presentato il loro lavoro al XV Congresso Internazionale di Endocrinologia, e XIV Congresso Europeo di Endocrinologia, tenutosi a Firenze dal 5 al 9 maggio 2012, mangiare veloce favorisce l’aumento di peso che, a sua volta, favorisce l’insorgere del diabete di tipo 2.

Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori coordinati dalla dottoressa Lina Radzeviciene, hanno seguito 702 persone, di cui 234 con una recente diagnosi di diabete di tipo 2. Leggi tutto…

Il supervirus non e’ piu’ un segreto

mercoledì, maggio 9, 2012 @ 11:05 AM

L’identikit del supervirus dell’influenza non è più un segreto. Nature ha reso pubblici i metodi con cui, in un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin, gli scienziati hanno ottenuto un microrganismo che unisce la letalità dell’aviaria (un tasso di decessi del 60%: superiore alla Spagnola del primo dopoguerra) e la rapidità di contagio della suina (l’influenza che nel 2009 fu elevata al rango di pandemia).
La pubblicazione arriva dopo 5 mesi di consultazioni fra scienziati, governi e servizi segreti, chiamati a soppesare il rischio che la “ricetta” del supervirus finisse nelle mani di un gruppo terroristico o di uno stato canaglia. A dicembre del 2011 gli esperti americani del National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) avevano chiesto in fretta e furia lo stop della pubblicazione sia alla rivista inglese Nature che a quella americana Science (che a sua volta nelle prossime settimane divulgherà un esperimento parallelo a quello americano, condotto all’Erasmus Medical Center di Rotterdam).
La decisione all’epoca fece gridare alla censura. I ricercatori responsabili dei due esperimenti (Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam) furono convocati dal Nsabb, dove ribadirono che il microrganismo era custodito all’interno di laboratori dotati di misure di sicurezza eccezionali. E che lo scopo della ricerca era meritorio: studiare i punti deboli del supervirus per poterlo sconfiggere con un vaccino. Leggi tutto…

Spesso le donne si chiedono: «Possibile che tutta la fatica legata alle faccende domestiche non conti come attività fisica ai fini della salute?» La risposta che viene dalle pagine di Neurologyè per una volta consolante: per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer vale qualunque tipo di movimento, anche quello svolto per rigovernare la casa. E il beneficio di non lasciarsi andare sul divano riguarda tutti e tutte le fasce di età, anche gli ultraottantenni.

LO STUDIO – È su questa popolazione ad alto rischio, e di solito poco dedita allo sport, che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago. Per la loro indagine gli esperti non si sono fidati dei semplici resoconti degli oltre 700 anziani coinvolti. Per verificare quanto si muovessero di fatto quotidianamente hanno fatto indossare loro per una decina di giorni un dispositivo, detto actigrafo, che ne registrava l’attività. Tutti inoltre, al momento di entrare nello studio, sono stati sottoposti a una serie di test per valutarne la memoria e le capacità cognitive. «Dopo circa quattro anni, una settantina di loro aveva sviluppato una malattia di Alzheimer clinicamente evidente» spiega Aron S. Buchman, che ha coordinato la ricerca. Hanno cominciato con piccole dimenticanze, diventate via via più gravi, fino ad arrivare al punto in cui non riconoscevano i loro familiari e dovevano essere assistiti nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto…

Parlare da soli? Fa bene al cervello.

venerdì, aprile 27, 2012 @ 09:04 AM
 
 
 
 
 
 
 
 
Chi parla da solo viene guardato male, si pensa che potrebbe mancargli qualche rotella, eppure questo strambo utilizzo del linguaggio, per fini non comunicativi, sembra avere un preciso ruolo di stimolo per alcune funzioni cognitive. Lo indica una ricerca pubblicata su The quarterly journal of experimental psychology, che ha dimostrato come pronunciare tra sé e sé il nome di un oggetto perduto possa aiutare a individuarlo più facilmente nell’ambiente e quindi a ritrovarlo.

 OSSERVAZIONE – La ricerca è stata sviluppata sulla base dell’osservazione fatta nella vita di tutti i giorni di persone che parlottano tra sé mentre si guardano attorno e cercano ad esempio le chiavi perdute: «le chiavi… dove ho messo le chiavi…». Leggi tutto…

Un problema globale, “non solo una malattia del mondo industriale”. E’ l’appello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’Alzheimer’s Disease International lancia in un report dal titolo “Demenza: una priorità di salute pubblica”, chiedendo così a governi, a responsabili politici e alle altre parti interessate di affrontare in maniera consapevole e sostanziale l’impatto di una malattia che crescerà a dismisura nei prossimi anni.

La demenza oggi colpisce oltre 35 milioni di casi nel mondo, ma le stime annunciano cifre allarmanti: si prevede infatti un aumento del 70% della sindrome entro la metà del secolo. Circa 115 milioni saranno le persone colpite. I dati pubblicati nel rapporto “forniscono la base conoscitiva per una risposta globale e nazionale”, ha sottolineato Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione, visto che fino ad oggi solo 8 dei 194 Stati membri dell’Oms hanno un piano nazionale sulle demenze in atto: e in quel numero ristretto l’Italia non rientra.

Eppure si ha la certezza che queste malattie esploderanno per via dell’allungamento della vita: “il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni”.

I dati del rapporto confermano in che misura la demenza, patologia causata da varie malattie del sistema nervoso (la più comune è l’Alzheimer) spesso non venga immediatamente compresa dagli operatori sanitari, anche nelle nazioni a più alto reddito, dove solo tra il 20 e il 50 per cento dei casi ha una diagnosi corretta tempestiva. Per questo il rapporto dell’Oms si rivela come un’esortazione a risolvere l’ulteriore problema della formazione degli operatori sanitari “non adeguatamente preparati per riconoscere i primi sintomi”, ha spiegato Oleg Chetnov, vice direttore generale del dipartimento dell’Oms.

Se, come afferma il rapporto, ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza nel mondo, “il tasso di crescita è pari a 7,7 milioni di malati in più ogni anno – ha commentato Marc Wortmann, direttore esecutivo della Alzheimer’s Disease International – . Ma attualmente, i sistemi sanitari di cui disponiamo non possono far fronte all’esplosione della crisi delle demenze, in quanto tutti noi viviamo più a lungo”: dovranno perciò prendere consapevolezza della grande sfida da affrontare e combatterla al meglio. Leggi tutto…

Italiani sempre piu’ stressati

martedì, aprile 3, 2012 @ 08:04 AM

Un italiano su 4 è stressato e il numero è destinato a crescere come ennesimo effetto della crisi in cui siamo piombati. E se da una parte c’è chi perde il lavoro, dall’altra ci sono coloro che lo mantengono ma a condizioni che prevedono aumento dei carichi, svolgimento di mansioni stupide, turni pesanti. Il risultato sono preoccupazioni crescenti e stress.
A studiare il fenomeno e a cercare le soluzioni è stata la Fiaso, la federazione di aziende sanitarie e ospedaliere italiane, che ha coinvolto i lavoratori di 15 Asl di tutta Italia per risalire al cuore del problema e cercare una soluzione. Si stima che lo stress provochi circa il 60% delle assenze dal lavoro per malattia, con una perdita di produttività a livello europeo di 20 miliardi di euro. Le aziende sanitarie coinvolte nella ricerca hanno proposto varie strategie per rendere il lavoro meno pesante ai propri dipendenti, sia gli amministrativi che il personale sanitario. Alla fine si è registrato un calo dei lavoratori che si sono detti stressati dal loro impiego. Il dato dal 25% è sceso sotto il 10%.
Alcuni esempi? A Bergamo hanno avviato un progetto di assistenza nello studio e più in generale nel tempo libero per i figli dei dipendenti. Viene fatto il doposcuola per chi ha tra i 6 e i 14 anni, c’è anche un centro ricreativo aperto durante le festività, quando le scuole sono chiuse e i genitori lavorano. A Firenze un tutor affianca per sei mesi ogni amministrativo neoassunto. Leggi tutto…

‘Naturale’ non significa sicuro

venerdì, marzo 30, 2012 @ 09:03 AM

 ’Naturale’ non significa sicuro”, è questo ciò che scrive il Ministero della Salute in un documento messo a punto dalla commissione unica per la dietetica e la nutrizione. ”Certi prodotti vanno di moda, ma  non curano nulla e possono avere effetti negativi; soprattutto per bambini, donne incinte o in allattamento”. La raccomandazione è quella di consultare sempre e comunque il medico di fiducia.

I genitori italiani devono fare attenzione alle tisane, agli infusi e in generale agli integratori alimentari “naturali”: 

“I prodotti presentati come ‘naturali’ – sottolinea il ministero con toni piuttosto decisi – soprattutto di derivazione vegetale, stanno riscuotendo un crescente interesse presso il pubblico, con un consumo che coinvolge in modo significativo anche bambini nella prima infanzia e donne in gravidanza o durante l’allattamento. E’ bene precisare – si legge nel documento – che i prodotti in questione, riconducibili ad alimenti a base vegetale come tisane o integratori, non hanno e non possono avere alcuna finalità di cura. Il loro ruolo può essere quello di favorire fisiologicamente le funzioni dell’organismo nell’intento di ottimizzarne il normale svolgimento. Funzioni alterate in senso patologico – avverte il ministero – richiedono sempre il controllo e l’intervento del medico, con la prescrizione all’occorrenza dei presidi terapeutici più indicati nel caso specifico per il recupero delle condizioni di normalità”. Leggi tutto…

Il sogno dei golosi: il cioccolato fa dimagrire!

giovedì, marzo 29, 2012 @ 09:03 AM

Basta con i sensi di colpa, finalmente una buona (in tutti i sensi) notizia per i perennemente a dieta: all’ University of California di San Diego un gruppo di ricercatori ha dimostrato che chi consuma regolarmente prodotti a base di cacao tende ad avere un indice di massa corporea più basso rispetto alla media. Secondo i ricercatori, in particolare, mangiare cioccolata almeno due volte alla settimana potrebbe ridurre il deposito di grassi, innescando un (misterioso) meccanismo di assottigliamento del girovita.

“Il cioccolato ha già dimostrato di avere effetti positivi sulla pressione sanguigna, sulla sensibilità all’insulina e sui livelli di colesterolo”, ha spiegato Beatrice A. Golomb, principale autrice dell’articolo pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine .

Di qui l’idea che anche l’indice di massa corporea (Bmi, il rapporto tra il peso in chili e il quadrato dell’altezza in metri) potesse trarre qualche beneficio dal consumo di un alimento troppo a lungo demonizzato. “Il Bmi è uno dei tasselli che compongono la sindrome metabolica (MetS), patologia caratterizzata da un elevato rischio cardiovascolare e nella quale concorrono diversi fattori”, ha precisato la ricercatrice.

“Per il nostro studio – dice ancora la Golomb – siamo partiti dall’osservazione che alcuni di questi fattori si associano positivamente a un modesto consumo di cioccolato. Così abbiamo messo alla prova la nostra ipotesi, scandagliando il rapporto tra dosi di cioccolata e indice di massa corporea”.

Golomb e colleghi hanno dunque preso in esame un campione di 1.018 uomini e donne di età compresa tra i 20 e gli 85 anni, tutti senza malattie cardiovascolari, diabete o alti livelli di lipoproteine a bassa densità (il cosiddetto “colesterolo cattivo”).

Il 68% dei partecipanti era composto da uomini, età media 57 anni e indice di massa corporea attorno a 28, ossia in leggero sovrappeso a dispetto di un’attività fisica abbastanza consistente (in media 3 volte alla settimana per almeno 20 minuti). A ognuno è stato sottoposto un questionario per far emergere abitudini alimentari e familiarità con lo sport.

L’analisi statistica ha dato ragione ai consumatori di cioccolata. “Abbiamo osservato che chi aveva mangiato cacao con più frequenza (almeno due volte alla settimana) presentava un valore di Bmi più basso rispetto a chi ne aveva assunta di meno”, ha spiegato ancora  Golomb. In particolare, lo scarto di peso tra chi aveva dichiarato di concedersi cioccolata ben cinque volte in sette giorni e chi mai variava tra i 2,5 e i 3,5 chilogrammi di differenza. A vantaggio dei più golosi.
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