Posts Tagged ‘prevenzione’
Minerali, iodio e proteine per stare bene
Nel 2050 potremmo essere in 9 miliardi ad affollare il nostro piccolo pianeta blu, il colore dell’acqua che ricopre la Terraper più del 70%. Un’immensa massa, fonte di risorse future, anche alimentari e terapeutiche. La prima risorsa è l’acqua per bere, anche se deve essere adeguatamente trattata, prima di diventare potabile. La seconda è il sale, elemento essenziale per la vita, tanto che il cloruro di sodio è diventato “il sale” per antonomasia. Conosciuto ed estratto dal mare dall’alba dei tempi serve per insaporire e conservare gli alimenti (ostacola la vita organica). Se è iodato è ancora meglio perché fornisce “benzina” alla tiroide per la produzione dei suoi ormoni così importanti per la regolazione del metabolismo, per l’accrescimento dei bambini e per le donne in gravidanza.
Ma il vero scrigno dello iodio sono pesci e crostacei: è questo il motivo per cui i vegetariani “stretti” possono rischiare di sviluppare un gozzo (tiroide che aumenta di dimensioni per scarso apporto di iodio). In fondo al mare ci sono soprattutto le proteine dei pesci (dalle castagnole allo squalo balena), dei crostacei (dai granchi alle granseole), dei molluschi (dalle vongole ai polpi) fino a quelle di molte specie di alghe commestibili. Dal punto di vista nutrizionale il pesce è un buon alimento: la percentuale di proteine varia tra il 15 e il 25%, ha modesta quantità di lipidi, una minima percentuale di glucidi. Il resto è acqua.
Piu’ sani con la meditazione
Le persone che praticano la meditazione stanno bene: sia in salute fisica che mentale. Ma soprattutto meglio di chi non la pratica. Ecco quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’Università australiana di Sydney.
Sebbene l’area che ha mostrato maggiori e significative differenze nella promozione della salute fosse quella mentale, coloro che praticavano la meditazione da almeno due anni sono stati trovati essere più in salute del 10%, rispetto al resto della popolazione generale. Questo è uno dei vantaggi evidenziati nell’articolo riportante i risultati dello studio pubblicato su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).
Dallo studio, che ha visto coinvolte più di 350 persone provenienti da tutta l’Australia e che avevano all’attivo almeno due anni di meditazione, è emerso che questi individui registravano un profilo salutistico decisamente migliore del resto della popolazione australiana secondo i dati ricavati dal Federal Government’s National Health and Wellbeing Survey . Leggi tutto…
Mangiare di fretta fa venire il diabete
È probabile che di mani alzate ce ne siano davvero poche. Oggigiorno, la fretta è la caratteristica che accompagna le nostre giornate: che sia sul lavoro, che sia anche in quella che dovrebbe essere una pausa, ossia il pranzo.
Mangiare veloce pertanto, per molti, è divenuta dapprima un’esigenza e poi un’abitudine tanto che anche quando non ve ne sarebbe necessità ci si ritrova a ingurgitare il cibo alla velocità della luce.
Questo atteggiamento, se da un lato permette di sbrigarsi a mangiare e tornare alle proprie faccende, ha tuttavia i suoi lati negativi. Secondo uno studio degli scienziati della Lithuanian University of Health Sciences, i quali hanno presentato il loro lavoro al XV Congresso Internazionale di Endocrinologia, e XIV Congresso Europeo di Endocrinologia, tenutosi a Firenze dal 5 al 9 maggio 2012, mangiare veloce favorisce l’aumento di peso che, a sua volta, favorisce l’insorgere del diabete di tipo 2.
Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori coordinati dalla dottoressa Lina Radzeviciene, hanno seguito 702 persone, di cui 234 con una recente diagnosi di diabete di tipo 2. Leggi tutto…
L’alzheimer si combatte anche con le faccende domestiche
Spesso le donne si chiedono: «Possibile che tutta la fatica legata alle faccende domestiche non conti come attività fisica ai fini della salute?» La risposta che viene dalle pagine di Neurologyè per una volta consolante: per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer vale qualunque tipo di movimento, anche quello svolto per rigovernare la casa. E il beneficio di non lasciarsi andare sul divano riguarda tutti e tutte le fasce di età, anche gli ultraottantenni.
LO STUDIO – È su questa popolazione ad alto rischio, e di solito poco dedita allo sport, che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago. Per la loro indagine gli esperti non si sono fidati dei semplici resoconti degli oltre 700 anziani coinvolti. Per verificare quanto si muovessero di fatto quotidianamente hanno fatto indossare loro per una decina di giorni un dispositivo, detto actigrafo, che ne registrava l’attività. Tutti inoltre, al momento di entrare nello studio, sono stati sottoposti a una serie di test per valutarne la memoria e le capacità cognitive. «Dopo circa quattro anni, una settantina di loro aveva sviluppato una malattia di Alzheimer clinicamente evidente» spiega Aron S. Buchman, che ha coordinato la ricerca. Hanno cominciato con piccole dimenticanze, diventate via via più gravi, fino ad arrivare al punto in cui non riconoscevano i loro familiari e dovevano essere assistiti nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto…
Alzheimer, nuovo allarme dell’Oms, nel 2050 70% di casi in piu’
Un problema globale, “non solo una malattia del mondo industriale”. E’ l’appello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’Alzheimer’s Disease International lancia in un report dal titolo “Demenza: una priorità di salute pubblica”, chiedendo così a governi, a responsabili politici e alle altre parti interessate di affrontare in maniera consapevole e sostanziale l’impatto di una malattia che crescerà a dismisura nei prossimi anni.
La demenza oggi colpisce oltre 35 milioni di casi nel mondo, ma le stime annunciano cifre allarmanti: si prevede infatti un aumento del 70% della sindrome entro la metà del secolo. Circa 115 milioni saranno le persone colpite. I dati pubblicati nel rapporto “forniscono la base conoscitiva per una risposta globale e nazionale”, ha sottolineato Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione, visto che fino ad oggi solo 8 dei 194 Stati membri dell’Oms hanno un piano nazionale sulle demenze in atto: e in quel numero ristretto l’Italia non rientra.
Eppure si ha la certezza che queste malattie esploderanno per via dell’allungamento della vita: “il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni”.
I dati del rapporto confermano in che misura la demenza, patologia causata da varie malattie del sistema nervoso (la più comune è l’Alzheimer) spesso non venga immediatamente compresa dagli operatori sanitari, anche nelle nazioni a più alto reddito, dove solo tra il 20 e il 50 per cento dei casi ha una diagnosi corretta tempestiva. Per questo il rapporto dell’Oms si rivela come un’esortazione a risolvere l’ulteriore problema della formazione degli operatori sanitari “non adeguatamente preparati per riconoscere i primi sintomi”, ha spiegato Oleg Chetnov, vice direttore generale del dipartimento dell’Oms.
Se, come afferma il rapporto, ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza nel mondo, “il tasso di crescita è pari a 7,7 milioni di malati in più ogni anno – ha commentato Marc Wortmann, direttore esecutivo della Alzheimer’s Disease International – . Ma attualmente, i sistemi sanitari di cui disponiamo non possono far fronte all’esplosione della crisi delle demenze, in quanto tutti noi viviamo più a lungo”: dovranno perciò prendere consapevolezza della grande sfida da affrontare e combatterla al meglio. Leggi tutto…
Allarme sorbitolo, le direttive del Ministero della Salute
È allerta da parte del Ministero della Salute per il sorbitolo acquistato su Ebay, dopo che a Barletta una donna è morta e altre due si sono sentite male dopo aver assunto del sorbitolo per sottoporsi ad un test sull’intolleranza alimentare. La cronaca è nota a tutti e ci penserà la procura di Trani a punire i colpevoli. Ciò di cui vogliamo preoccuparci in questa sede è di diffondere l’informativa sulla sostanza e su quelle che sono le direttive del ministero della salute.
Il sorbitolo è un dolcificante di sintesi che fa parte dei cosiddetti «dolcificanti di massa».
Fa parte della famiglia dei polialcoli, sostanze non cariogene che hanno la proprietà di non essere fermentate dai batteri del cavo orale e quindi di non consentire la formazione degli acidi che corrodono lo smalto dentale. È presente in natura in molti frutti come mele, pere, susine, ciliegie e sorbe (Sorbus spp.), da cui prende il nome, ma viene prodotto industrialmente attraverso la riduzione per idrogenazione ad alta pressione del gruppo aldeidico del glucosio. Il suo potere dolcificante è pari al 60 per cento di quello dello zucchero, ma contiene il 40 per cento di calorie meno (2,6 calorie per grammo contro le 4,0 dello zucchero). Il sorbitolo viene segnalato sulla etichetta dei prodotti alimentari a cui è addizionato con la sigla E420 e viene impiegato industrialmente come additivo dolcificante sopratutto nella produzione di caramelle e di chewingum senza zucchero.
Il sorbitolo ha la capacità di dare consistenza al prodotto a cui è addizionato, trattenendo l’acqua e migliorandone la conservazione (inibisce lo sviluppo di lieviti, muffe ed altri microrganismi). Per questo motivo trova largo impiego come stabilizzante e agente per lievitazione in numerosi prodotti da forno e da pasticceria, ma anche nella produzione di dentifrici, collutori e di alcuni cosmetici, a cui conferisce un aspetto morbido e pastoso. Gli effetti collaterali segnalati consistono, in soggetti predisposti, in un aggravamento dei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, con comparsa di gonfiori e crampi addominali. Il sorbitolo è diarroico oltre i 40g/die. L’industria farmaceutica lo impiega sia come eccipiente che per la produzione di vitamina C.
Dopo ciò che è successo alla giovane donna di Barletta, il Ministero della salute ha invitato tutti coloro che hanno eventualmente effettuato acquisti di sorbitolo su Ebay di non farme uso e richiedere prontamente l’intervento dei carabinieri del Nas ai fini del campionamento delle analisi.
Le indagini intanto proseguono e secondo quanto accertato finora, il sorbitolo usato, che era stato acquistato on-line dall’Inghilterra, era del tipo destinato ad usi industriali e non alimentari. Per questa ragione tramite le autorità sanitarie, è stato diffuso in tutta Italia l’allerta per evitare che la stessa sostanza letale venga utilizzata impropriamente.
Lavori in corso per la ricetta della longevità
Attività fisica moderata e costante, dieta mediterranea e esercizi mentali. Sono questi, in ordine d’importanza, i fattori che conservando l’efficienza del cervello accrescono qualità e quantità della vita. Seguono, sempre in ordine decrescente, altri tre fattori, considerati separatamente perché di difficile definizione e misurazione. Sono: qualità del sonno, intensità dei rapporti sociali e livelli di stress cronico. L’elenco dei sei fattori è il frutto delle ricerche svolte sull’argomento negli ultimi anni sintetizzate da Stefano Cappa, docente di Neuroscienze Cognitive dell’Università Vita e Salute-San Raffaele di Milano, punto di riferimento della Società italiana di neurologia per questa disciplina, una delle protagoniste della Settimana mondiale del cervello, svoltasi dal 12 al 18 marzo.
“Dal punto di vista pratico, non abbiamo ancora una ricetta rivoluzionaria di stili di vita salutari per la mente – commenta Cappa – Ma il lavoro sin qui svolto ha portato alcune scoperte sorprendenti, che stanno dando nuovo impulso alla ricerca sui fattori protettivi dell’efficienza mentale. Non a caso, il programma settennale di ricerca dell’Unione Europea che parte dal 2014 investirà moltissimo in questo settore della medicina. Ormai è chiaro che dalla farmacologia non arriverà una “pillola salva-memoria” mentre l’invecchiamento della popolazione moltiplica i casi di demenza che stanno portando al collasso i sistemi sanitari. Riuscire a prolungare anche di soli due anni una condizione di buona efficienza mentale porterebbe vantaggi sociali ed economici vitali”.
Ed ecco cosa si sa dei sei fattori.
Attività fisica. Bastano 30 minuti al giorno per 5 giorni a settimana. È sufficiente un’attività moderata ma costante poiché il movimento comporta benefici sull’attività cerebrale.
Dieta mediterranea. Anche qui la novità sta nella scoperta di un effetto diretto, non conseguente, come si è sempre pensato, alle migliori condizioni metaboliche e cardiovascolari di chi segue questo stile alimentare. Una protezione maggiore sembra derivare da regimi alimentari simil vegetariani, con ulteriori restrizioni dei prodotti animali, zuccheri raffinati e cibi industriali, inevitabilmente ipocalorici.
Attività mentali. Tenere la mente attiva con giochi come il cruciverba, il sudoku e giochini vari aiuta a rimanere lucidi. Alta scolarità e lavori intellettualmente impegnativi risultano protettivi nei confronti della demenza. Ma, a differenza dei fattori precedenti, i benefici sembrano meno duraturi. “Le ricerche dimostrano che chi si dedica ai giochi ha capacità superiori alla media nel praticarli, ma la maggiore abilità non si estende ad altre prestazioni mentali. Invece l’alta scolarità e le attività lavorative intellettuali, più che proteggere dalla demenza sembrano rinviare la data di comparsa. Probabilmente una vita intellettualmente stimolante fornisce al cervello una “riserva cognitiva” che gli consente di resistere più a lungo alla perdita di cellule nervose”.
Dal 2014 inizia la sfida del progetto europeo settennale “Horizon”. Conclude Cappa: “Gli effetti protettivi risultano da ricerche retrospettive, che hanno confrontato negli anziani le prestazioni mentali con il modo in cui sono sempre vissuti. Ora si vedrà se si verificheranno meno casi di demenza in soggetti che a 50 anni iniziano a seguire la dieta mediterranea e un programma di attività fisica. Se, come spero, i risultati saranno positivi, avremo la ricetta della longevità”.
Quinta giornata contro l’Alzheimer
Sabato 24 marzo 2012 ci sarà un gazebo informativo di Anap Confartigianato Bari in Corso Vittorio Emanuele per la quinta “Giornata nazionale per la prevenzione dell’Alzheimer” organizzata, come sempre, dall’Associazione nazionale anziani e pensionati (Anap), in collaborazione con la Crocerossa italiana, con il Dipartimento di scienze dell’invecchiamento dell’Università La Sapienza di Roma, con la Federazioneitaliana medici geriatri (Fimeg), e, a livello territoriale, con numerose altre associazioni di volontariato.
L’Anap Confartigianato Bari allestirà il suo gazebo in Corso Vittorio Emanuele (zona Palazzo dell’Economia) dove i cittadini potranno avere informazioni sui metodi di individuazione dei sintomi premonitori della grave patologia, sulla predisposizione a questa malattia, sulle forme di assistenza ai malati e sui comportamenti più efficaci per prevenirla, ma anche compilare i questionari per predirne l’insorgenza. Alla manifestazione parteciperanno il presidente dell’ANAP Confartigianato Bari, Pietro Carlucci, il commissario provinciale della Croce Rossa Italiana (C.R.I.), Massimo Vitale, e i rappresentanti del reparto geriatrico del Policlinico di Bari, diretto dal Prof. Sabba, e dell’Associazione Alzheimer di Bari, presieduta dal Dott. Schino e dalla Dott.ssa Katia Pinto.
Noci e pesce allungano la vita
Vuoi vivere a lungo? Mangia meno carne rossa, infatti il consumo di questa carne aumenta il rischio complessivo di morire, (probabilità complessiva di morte per tutte le cause), in particolare per cancro e malattie cardiovascolari. Viceversa, una dieta che prediliga pesce e carni bianche riduce il rischio complessivo di morte. Il 9,3% e il 7,6% dei decessi rispettivamente per maschi e femmine sarebbe evitabile riducendo le porzioni di carne rossa consumate. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine da An Pan della Harvard School of Public Health di Boston.
I RISCHI DI MORTE - In passato svariati studi avevano documentato che una dieta ricca di carni rosse aumenta il rischio di vari tumori, (colon etc); questo studio prende in esame il rischio di morte complessivo. Gli esperti hanno coinvolto ben 37.698 uomini e 83.644 donne, seguendo il campione per una media di 28 anni e registrato in tutto 23.926 decessi, di cui 5.910 per malattie cardiovascolari e 9.464 per cancro. Attraverso opportuni calcoli hanno stimato che il rischio di mortalità totale aumenta in media del 12% per ogni porzione giornaliera in più di carne rossa, del 13% per tagli di carne non troppo lavorati, del 20% se molto lavorati a livello industriale (per esempio carne in scatola, hamburger etc). Sostituendo una porzione di carne rossa con una di pesce, o con pollame, frutta secca (come noci etc), legumi, latticini magri o cereali integrali riduce il rischio di morte: del 7% con il pesce, del 14% con il pollame, del 19% con la frutta secca, 10% coi legumi, 10% coi latticini magri, 14% con i cereali integrali. «Abbiamo stimato – scrivono – che il 9,3% e il 7,6% dei decessi totali (rispettivamente per maschi e femmine) documentati durante il periodo di monitoraggio di questo studio potevano essere prevenuti se tutti i partecipanti avessero consumato meno di 0,5 porzioni al giorno di carne rossa». (Ansa)
Chi mangia pesce vive piu’ a lungo
Per qualcuno è una passione che non si controlla. Bistecche enormi, spesso cotte alla griglia. C’è chi poi preferisce mangiarle al sangue, quasi crude. Ma il consumo di carne rossa non è salutare se eccessivo e, secondo una ricerca 1 della Harvard School of Public Health di Boston 2, rischia di fare vivere meno a lungo, perché chi la sceglie come alimento quotidiano ha più possibilità di trovarsi ad affrontare con il tempo problemi cardiaci o tumori. Secondo lo studio appena pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine 3, le probabilità di ammalarsi di cancro e malattie cardiovascolari aumenta del 20%. Se invece si sceglie una dieta ricca di pesce e carni bianche, il rischio complessivo di morte si riduce. Il 9,3% e il 7,6% dei decessi rispettivamente per maschi e femmine sarebbe evitabile riducendo le porzioni di carne rossa consumate. Solo 42 grammi al giorno. L’importante, rivelano gli esperti, è limitarsi a mettere nel piatto solo 42 grammi di carne rossa al giorno, l’equivalente di una grossa bistecca a settimana. Una scelta di questo tipo può prevenire un decesso precoce fra gli uomini e uno su 13 fra le donne. “Abbiamo aggiunto ulteriori evidenze dei rischi per la salute derivanti dal consumo di elevate quantità di carne rossa, alimento già associato a diabete di tipo 2, malattia coronarica, ictus e alcuni tipi di cancro in altri studi”, spiega An Pan, primo autore dello studio e ricercatore del Dipartimento di nutrizione dell’Harvard School of Public Health. Leggi tutto…







