Posts Tagged ‘lavoro’

Italiani sempre piu’ stressati

martedì, aprile 3, 2012 @ 08:04 AM

Un italiano su 4 è stressato e il numero è destinato a crescere come ennesimo effetto della crisi in cui siamo piombati. E se da una parte c’è chi perde il lavoro, dall’altra ci sono coloro che lo mantengono ma a condizioni che prevedono aumento dei carichi, svolgimento di mansioni stupide, turni pesanti. Il risultato sono preoccupazioni crescenti e stress.
A studiare il fenomeno e a cercare le soluzioni è stata la Fiaso, la federazione di aziende sanitarie e ospedaliere italiane, che ha coinvolto i lavoratori di 15 Asl di tutta Italia per risalire al cuore del problema e cercare una soluzione. Si stima che lo stress provochi circa il 60% delle assenze dal lavoro per malattia, con una perdita di produttività a livello europeo di 20 miliardi di euro. Le aziende sanitarie coinvolte nella ricerca hanno proposto varie strategie per rendere il lavoro meno pesante ai propri dipendenti, sia gli amministrativi che il personale sanitario. Alla fine si è registrato un calo dei lavoratori che si sono detti stressati dal loro impiego. Il dato dal 25% è sceso sotto il 10%.
Alcuni esempi? A Bergamo hanno avviato un progetto di assistenza nello studio e più in generale nel tempo libero per i figli dei dipendenti. Viene fatto il doposcuola per chi ha tra i 6 e i 14 anni, c’è anche un centro ricreativo aperto durante le festività, quando le scuole sono chiuse e i genitori lavorano. A Firenze un tutor affianca per sei mesi ogni amministrativo neoassunto. Leggi tutto…

Govani, depressi e disoccupati (o superlavoratori). Più spesso donne. Un ritratto abbastanza calzante di chi soffre di depressione in Italia, almeno stando ai risultati di un’indagine condotta su oltre settemila italiani nell’ambito di un sondaggio internazionale che ha coinvolto più di 57 mila europei anche in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Scopo, tracciare l’identikit della malattia oggi cercando di capire come vivono i pazienti, quali problemi affrontano più spesso sul lavoro o nella vita quotidiana, quali disturbi si accompagnano alla depressione. Innanzitutto, si scopre che circa un italiano su dieci ha convissuto con il “male oscuro” nel corso degli ultimi dodici mesi: un dato non molto diverso da quelli registrati negli anni scorsi che se non altro fa tirare un sospiro di sollievo, la depressione non è in aumento come alcuni sospettano. «Semmai, oggi la conosciamo meglio rispetto al passato per cui ci accorgiamo di casi che prima restavano nell’ombra — osserva Liliana Dell’Osso, direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa —. La nostra società è molto competitiva, chiede “prestazioni” sempre maggiori e questa pressione fa emergere anche i quadri depressivi più lievi: oggi pure sintomi blandi possono rivelarsi incompatibili con l’efficienza e la produttività 24 ore su 24».

Non a caso una ricerca finlandese di poche settimane fa ha avvertito: chi fa spesso gli straordinari lavorando 11 ore al giorno ha una probabilità due volte maggiore di ammalarsi. Ne sanno qualcosa le donne, a rischio doppio di depressione grave rispetto agli uomini: «Sono più esposte a fattori stressogeni: per loro mantenere un lavoro e un reddito è più complicato, pure la gestione del tempo è difficile visto che sono molte di più le ore di lavoro domestico e cura familiare in più sulle spalle del sesso femminile — spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano —. Inoltre le donne sono più spesso vittime di violenze in ambito domestico e non, e questo è uno dei fattori “ambientali” che più incidono sul rischio di ammalarsi». L’indagine segnala che i depressi sono mediamente giovani e altri studi confermano che l’età d’esordio si sta abbassando, a volte al di sotto dei 20 anni probabilmente a causa delle sostanze di abuso, come alcol o droghe. Ma quello che più colpisce fra i dati raccolti è l’evidente difficoltà dei pazienti sul lavoro e nelle relazioni sociali: i depressi hanno più raramente degli altri un posto a tempo pieno, sono più spesso in cerca di un’occupazione, in un caso su tre denunciano un reddito basso. Chi un impiego ce l’ha è costretto ad assentarsi di frequente per colpa della malattia, o magari va in ufficio ma senza combinare granché: conseguenza, un calo della produttività consistente rispetto a chi non deve fare i conti con un disturbo dell’umore. Leggi tutto…

1 giovane su 3 non trova lavoro

martedì, gennaio 31, 2012 @ 06:01 PM

Noi del Gruppo Serena Assistenza ci occupiamo prevalentemente di anziani, ma nel nostro staff lavorano tanti giovani ed è per questo che anche la loro situazione attuale ci sta a cuore.

 E’un periodo difficile davvero per tutti, ma l’idea che i nostri figli siano costantemente in bilico è davvero  dura da accettare. I ragazzi studiano, conseguono titoli nella speranza che la fatica venga premiata, ma in realtà sembrano tentativi vani perché il lavoro scarseggia, la competizione cresce sempre di più e la cosa peggiore è che questo li obbliga a vivere alla giornata senza poter progettare il domani.

Gli ultimi dati parlano chiaro: continua ad aumentare la disoccupazione in Italia raggiungendo livelli record. A dicembre dello scorso anno il tasso di disoccupazione è salito all’8,9% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,8 punti percentuali su base annua con una crescita, quindi, del 10,9%: battute, in negativo, anche le stime degli analisti che stimavano un tasso al 8,7%. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, anno d’inizio delle serie storiche mensili dell’Istat.

Se si prendono in considerazione le serie storiche trimestrali, invece, per ritrovare un tasso di disoccupazione così alto bisogna tornare addirittura al terzo trimestre del 2001. Leggi tutto…

Situazione lavoro, la soluzione del governo Monti

lunedì, gennaio 30, 2012 @ 05:01 PM

Ad agosto la Bce (la Banca centrale europea, ora presieduta dall’italiano Mario Draghi) aveva indicato tra “i compiti a casa” per l’ Italia a rischio bocciatura anche quelli di superare, da una parte, il dualismo nell’attuale mercato del lavoro italiano, e, dall’altra, l’anomalia del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

La lettera arrivata da Francoforte resta un vincolo forte per il governo tecnico di Roma. Lo ha detto più volte il ministro del Lavoro, Elsa Fornero; l’ha confermato il premier Mario Monti quando ha sostenuto che non possono esserci tabù nel momento in cui si avvia un negoziato per la riforma del mercato del lavoro; l’ha ripetuto Passera a Davos. Perché la globalizzazione è entrata nelle relazioni industriali. Non c’è solo il caso Fiat-Chrysler di Sergio Marchionne.

E’ stato Vittorio Colao, amministratore delegato della Vodafone, a sollevare la questione a Davos. Il manager italiano trapiantato a Londra ha ricordato che un gruppo come il suo può decidere dove aprire un call center. Può installarlo in Italia, oppure in Egitto, per esempio. Dipende dalle condizioni, dagli eventuali vantaggi fiscali, dalle potenzialità della manodopera, e dalla possibilità di programmare con certezza i costi che riguardano anche la flessibilità in uscita. Ed è qui che Passera ha risposto che il tema non sarà eluso, perché il recupero degli investimenti esteri in Italia (crollati dall’inizio della crisi del 2008), indispensabili per sostenere la crescita del Pil, si gioca pure su questo terreno, quello delle flessibilità del lavoro.
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