Posts Tagged ‘consulenza sanitaria’

Il supervirus non e’ piu’ un segreto

mercoledì, maggio 9, 2012 @ 11:05 AM

L’identikit del supervirus dell’influenza non è più un segreto. Nature ha reso pubblici i metodi con cui, in un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin, gli scienziati hanno ottenuto un microrganismo che unisce la letalità dell’aviaria (un tasso di decessi del 60%: superiore alla Spagnola del primo dopoguerra) e la rapidità di contagio della suina (l’influenza che nel 2009 fu elevata al rango di pandemia).
La pubblicazione arriva dopo 5 mesi di consultazioni fra scienziati, governi e servizi segreti, chiamati a soppesare il rischio che la “ricetta” del supervirus finisse nelle mani di un gruppo terroristico o di uno stato canaglia. A dicembre del 2011 gli esperti americani del National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) avevano chiesto in fretta e furia lo stop della pubblicazione sia alla rivista inglese Nature che a quella americana Science (che a sua volta nelle prossime settimane divulgherà un esperimento parallelo a quello americano, condotto all’Erasmus Medical Center di Rotterdam).
La decisione all’epoca fece gridare alla censura. I ricercatori responsabili dei due esperimenti (Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam) furono convocati dal Nsabb, dove ribadirono che il microrganismo era custodito all’interno di laboratori dotati di misure di sicurezza eccezionali. E che lo scopo della ricerca era meritorio: studiare i punti deboli del supervirus per poterlo sconfiggere con un vaccino. Leggi tutto…

La crisi logora la salute degli italiani. E’ un paese sempre più ‘malato’ quello fotografato dal Rapporto Osservasalute 2011 1. Persone stressate, meno in forma rispetto a qualche anno fa, costrette in molti casi a risparmiare sulla prevenzione con sport e alimentazione sana non più diffusi come un tempo. Si rinuncia, ad esempio, a frutta e verdura, che diventano un lusso per pochi. Per la prima volta dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni consumate al giorno: 4,8% contro 5,7%, dato che era rimasto grosso modo stabile fino al 2008. Ma di fronte alle difficoltà dei cittadini, non c’è una risposta del Servizio sanitario nazionale, perché anche negli ospedali e nelle Asl la crisi finanziaria si traduce in un taglio dei servizi sanitari.
Lo studio, presentato oggi a Roma all’Università Cattolica, è un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni. Pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, e coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, è stato realizzato da 175 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali.
Gli italiani tagliano dove possono e cercano risposte rapide al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, in aumento anche in funzione del carico psicologico legato all’incertezza verso il futuro. Sempre più spesso lo fanno a spese proprie, per continuare a svolgere le attività quotidiane in famiglia e al lavoro e ad affrontare gli impegni sempre più stringenti. Risulta così aumentato il consumo di farmaci antidepressivi: l’uso di questi medicinali è cresciuto di oltre quattro volte in 10 anni, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010, come effetto anche di un disagio diffuso, scatenato dalle difficoltà socio-economiche.
Secondo numerose ricerche l’impatto sulla salute di una crisi economico-finanziaria è forte: può portare a un incremento dei suicidi e delle morti correlate all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe. Comunque la salute degli italiani resta tutto sommato ancora buona grazie alla “rendita” a loro disposizione, merito, per esempio, della tradizione della dieta mediterranea. Ma ci sono numerosi rischi in agguato e, con il tempo, la situazione potrebbe peggiorare: gli italiani sono, infatti, sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti è in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del Rapporto) e colpiti da malattie croniche.
La situazione attuale di crisi rischia di essere ulteriormente peggiorata dalle scelte in ambito di politica sanitaria. “Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria – dice Ricciardi  – hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012; all’introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità e infanzia”.
“I tagli non riducono l’inappropriatezza di molti interventi sanitari, quindi gli sprechi, né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancor più le liste di attesa”, aggiunge Ricciardi. Un esempio: nel triennio 2007-2010, spiega Ricciardi, “l’effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E nel futuro sarà sempre peggio: è infatti stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Ssn avrà a disposizione”.
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Liberalizzazione dei farmaci, completato l’iter

venerdì, aprile 20, 2012 @ 09:04 AM

Il percorso di liberalizzazione della venidta dei farmaci è stato completato: è ormai possibile vendere nei centri commerciali e nei corner appositi della grande distribuzione 220 farmaci di fascia C, a totale carico del cittadino. 

il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha firmato il decreto che dà attuazione ai capitoli medici del “Salva-Italia”. Il provvedimento è stato adottato dopo le valutazioni tecniche compiute dall’Agenzia italiana del farmaco.

Ora 220 farmaci potranno essere venduti senza ricetta nei luoghi previsti dal decreto Bersani del 2006 (parafarmacie, corner di ipermercati, tutte aree dove sarà comunque  presente un farmacista). Fra i “free-medicine” ci saranno prodotti di largo uso come antivirali a base di aciclovir (lo Zovirax, per esempio, utilizzato per combattere l’herpes), antimicotici locali a base di ciclopirox (il Brumixol, per esempio), antimicotici vaginali a base di econazolo, prodotti per la circolazione a base di diosmina, i colliri antiallergici e antiinfiammatori.

Restano esclusiva competenza delle farmacie quattro categorie di medicinali: gli stupefacenti, gli iniettabili, i medicinali del sistema endocrino e tutti quelli per i quali è previsto il più rigoroso regime di vendita dietro presentazione di ricetta medica da rinnovare volta per volta.

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1 famiglia su 6 senza medico nei prossimi 10 anni

giovedì, febbraio 23, 2012 @ 10:02 AM

Sono 11 milioni gli italiani che tra il 2007 e il 2017 sono rimasti e rimarranno senza medico di famiglia, per il saldo negativo tra le nuove leve e quelli che vanno in pensione. A calcolarlo è la Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) nel documento sulla Rifondazione della medicina generale, che è all’esame della Conferenza Stato-Regioni nell’ambito della discussione sul Patto per la salute.
Nel documento, elaborato nel 2007, si spiega infatti che ogni anno si formano 1.560 medici di medicina generale, che diventano 15.600 nel periodo compreso tra il 2007 e il 2017, entro cui andranno in pensione 25.500 medici. Il saldo dunque tra i medici formati e quelli che terminano l’attività lavorativa è negativo e pari a 9.900. Il che corrisponde a 11 milioni di italiani, cioè 1 su 6, senza medico nell’arco di 10 anni. E la situazione è destinata a peggiorare: quindi a rimanere senza medico, in 10 anni, potrebbero essere 25 milioni di cittadini.
Sarà necessaria una riorganizzazione che potrebbe prevedere l’apertura degli studi medici 7 giorni su 7 così da alleggerire anche la mole di lavoro dei pronto soccorso

Se la medicina generale ha a che fare con un calo di professionisti, le cose non vanno meglio negli ospedali, dove nel tempo diminuiscono i posti letto, ma anche il numero di medici. Anche perché da quando è stato istituito il numero chiuso all’università è calato il numero di professionisti e chi se va non viene sostituito da giovani camici bianchi.  Nel 2010 oltre quattromila medici che lavoravano nelle strutture pubbliche hanno appeso il camice al chiodo e sono andati in pensione. Secondo le tabelle dell’Inpdap, i camici bianchi in fuga sono 4.144, di cui 3.337 uomini e 807 donne. Un vero boom di uscite, se si considera che nel biennio precedente (2008-2009) il numero dei pensionamenti tra i medici si era sempre mantenuto stabile intorno ai2.700 l’anno.

Sette mesi per conquistarsi un’ecografia all’addome a Torino. Trecento giorni per sottoporsi a una gastroscopia a Bari. Sono garantiti tempi biblici, liste d’attesa interminabili per un esame diagnostico, e la situazione non cambia di molto dal nord al sud nell’Italia dei tagli alla spesa pubblica. Senza contare che oltre all’ansia, in attesa dei risultati, c’è da pagare il superticket, introdotto della manovra finanziaria di agosto, che prevede 30 euro di pagamento per esame oculistico o ortopedico; dai 46 euro di Campania e Lazio ai 52,80 euro di Lombardia e Piemonte per l’ecografia.

Trecento giorni anziché sessanta – Sono questi alcuni risultati dell’inchiesta condotta da Altroconsumo 2 su 80 strutture sanitarie pubbliche di cinque città: Bari, Milano, Napoli, Roma, Torino. Un’inchiesta sul campo che racconta tempi lunghi, attese interminabili che sforano quasi sempre le indicazioni previste dal piano nazionale di governo: 300 giorni per una gastroscopia invece dei 60 al massimo previsti .

Prenotazioni ai Cup – La mappa dei ritardi, delle attese da Torino a Bari, è stata fatta contattando i centri unici di prenotazione chiedendo appuntamenti per quattro esami e visite molto comuni: ecografia addome, gastroscopia, visita oculistica e ortopedica.

Telefonate fatte ai Cup che, nel Lazio, si possono contattare prenotando le visite anche on line, mentre a Napoli o si va personalmente allo sportello del centro o non c’è nulla da fare. Leggi tutto…

Influenza stagionale: a che punto siamo?

lunedì, gennaio 23, 2012 @ 11:01 AM

Affrontiamo un tema davvero di calda attualità: l’influenza stagionale 2011-12 che, come vi avevamo anticipato, dovrebbe essere sul punto di raggiungere il picco massimo di contagi, con cui si arriverà ad una stima di 5 milioni di italiani a letto. Mai come quest’anno, però, il condizionale è d’obbligo, perché in effetti il virus dell’influenza (proveniente da un ceppo australiano), sembra essersi diffuso abbastanza lentamente, e la ragione di tanta “pigrizia” è sostanzialmente legata ad un clima che si è mantenuto piuttosto mite, a differenza di quanto accadeva gli scorsi anni.

Tuttavia, nel periodo successivo all’8 gennaio fino ad ora, si è registrato un deciso aumento dei casi (che si stimano intorno ai 4 su mille abitanti), sia per effetto di un deciso raffreddamento delle temperature che per la riapertura di scuole e uffici. A tal proposito, l’ultimo bollettino diramato ci informa che sono soprattutto i più piccini ad essere stati interessati dal contagio, infatti la fascia di età compresa tra gli 0 e i 4 anni, registra una incidenza pari a 8,30 casi su mille. Leggi tutto…

Ansia e problemi al cuore, l’insonnia influisce

lunedì, gennaio 23, 2012 @ 11:01 AM

Notti in bianco? Se non si tratta di episodi sporadici, meglio approfondire perché chi soffre di insonnia e non cura il disturbo rischia di sviluppare anche altre malattie. La notizia arriva dalla revisione di vari studi scientifici pubblicata oggi sulla versione online della rivista The Lancet. I ricercatori sono partiti dalla considerazione che l’insonnia è il disturbo del sonno più diffuso, ma nonostante i progressi nella diagnosi e nelle terapie spesso non viene ben identificata e neppure curata.

La revisione scientifica ribadisce proprio la necessità di diagnosticare e trattare il prima possibile questo disturbo per evitare il rischio di ammalarsi in futuro. Quando non è curata, infatti, l’insonnia può favorire l’insorgenza di depressione, diabete, ipertensione e può addirittura causare la morte.
 
I dati dimostrano che chi soffre di insonnia ha un rischio cinque volte maggiore di sviluppare ansia o depressione. Si raddoppia anche il rischio di insufficienza cardiaca e diabete. La privazione cronica di sonno costituisce un fattore di rischio anche per la comparsa di obesità, mentre le apnee durante il sonno aumentano il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa sistemica, infarto del miocardio e ictus. Uno studio ha inoltre rilevato che chi soffre di insonnia ha un rischio sette volte maggiore di abusare di alcol o droghe rispetto a chi invece dorme sonni tranquilli. Leggi tutto…

Certificati medici cartacei addio. Dopo un periodo transitorio e vari rinvii, da domani anche per chi lavora nel settore privato, il documento potrà essere inviato solo in formato elettronico. Dopo questa data i datori di lavoro potranno controllare le attestazioni di malattia solo con l’utilizzo di sistemi informatici. Leggi tutto…

I segreti per vincere l’insonnia

giovedì, settembre 1, 2011 @ 09:09 AM

Nel mondo una persona su quattro soffre di disturbi del sonno più o meno gravi. Durante l’estate, con il caldo, il problema aumenta. Un libro raccoglie una serie di regole utili. Mantenere orari stabiliti, mangiare leggero e non addormentarsi davanti alla tv. No a internet e tecnologie prima di coricarsi.  

C’E’ chi conta le pecore fino a tarda notte. Chi si mette i tappi nelle orecchie e si gira continuamente nel letto. Chi decide di andare in cucina e assalta il frigorifero. Chi legge per ore sperando invano di crollare. Ognuno combatte l’insonnia a modo suo. Un problema che colpisce milioni di individui: in tutto il mondo una persona su quattro soffre di disturbi del sonno, più o meno gravi. Solo in Italia sono 12 milioni e nei giorni estivi, con afa da record, è ancora più difficile riposare. Dormire poco e male può avere conseguenze sulla salute. Esistono persone che si assopiscono solo per poche ore e vanno avanti così per giorni. Nel 1986 Robert McDonald, californiano, rimase sveglio per 18 giorni, 21 ore e 40 minuti. Un record mai battuto. Il libro “101 cose che devi sapere per combattere l’insonnia”  di Elena Barbàra, medico psichiatra e psicoterapeuta che lavora nel Dipartimento delle Dipendenze della Asl1 di Milano, aiuta ad affrontare l’ansia da “non riposo” .
L’autrice analizza tipi, cause e conseguenze di questo problema. Divide in diversi gruppi quella che definisce “la setta degli insonni”: quelli “iniziali”

La setta degli insonni.

che non riescono ad addormentarsi, quelli centrali, che si svegliano in mezzo alla notte, e quelli terminali che aprono gli occhi nelle prime ore del mattino. “E’ importante valutare questo problema come un segnale prezioso che il nostro corpo ci dà per farci capire che qualche cosa sta emergendo”, dice Barbàara. L’insonnia iniziale “che ci fa friggere nel letto” è spesso legata a preoccupazioni che pongono l’individuo in uno stato di allerta. “Spesso si risolve quando l’individuo si abitua agli eventi che l’hanno causata, ma se diventa cronica può essere necessario un trattamento farmacologico. Questo naturalmente sotto controllo medico” spiega.

Stati ansiosi e depressivi. Se invece ci si sveglia nel cuore della notte il malessere è normalmente associato a stati ansiosi depressivi. “In questo caso è opportuno trattare la patologia di base di cui l’insonnia è sintomo – aggiunge Barbara – momenti della vita nei quali ci sono snodi importanti, per esempio la fase di svincolo dei figli dalla famiglia d’origine, possono mettere in crisi per l’incertezza legata al cambiamento e possono causare insonnia o altri sintomi depressivi, ansiosi o psicosomatici più o meno gravi”. L’autrice ricorda che è importante valutare se alla base di un’insonnia terminale, ci sia anche un forte stato di stress o un disturbo d’ansia. Se al risveglio c’è agitazione sarà bene valutare se è legato a un evento e farsi comunque consigliare da uno specialista.

Categorie a rischio. Esistono delle categorie di persone più a rischio. C’è il tassista che affronta turni di notte e ha difficoltà a dormire di giorno. Il medico che stenta a trovare pace dopo ore passate in pronto soccorso a lavorare. Il manager che viaggia e cambia spesso camera da letto. Per tutti il consiglio di puntare per quanto possibile a una vita regolare. L’insonnia disturba anche gli anziani e le donne in gravidanza.

Mai web e iPhone la sera. Dopo anni di pratica clinica, Barbàra indica una serie di regole per aiutare i pazienti a “ritrovare il sonno perduto”. E’ importante mantenere orari regolari, mettersi a letto solo quando si decide di dormire e, se si viaggia, cercare di adattare la nuova stanza alle proprie abitudini. E’ fondamentale cercare uno stile di vita sano. Banditi tv e computer: bisogna evitare di addormentarsi la sera davanti alla tv e non utilizzare computer, internet e iPhone poco prima di andare a letto. Ma lo schermo televisivo è meno dannoso rispetto al web: la navigazione on line – ricorda l’esperta – il pc o l’iPhone sollecitano in modo totale l’utente e influenzano negativamente la secrezione endogena di melatonina, ormone fondamentale per un buon riposo.

Stress e lavoro.
I lavoratori instancabili devono tenere separato il tempo che dedicano alla loro professione da quello trascorso in casa. Evitare luoghi rumorosi, perché il silenzio è un alleato prezioso. Che dire poi degli psicofarmaci? Possono essere utili in alcuni casi specifici, ma va sempre ricordato di farsi aiutare da un medico che sceglierà la terapia più adatta al paziente.

Fonte: www.repubblica.it

L’AIFA da alcuni anni dedica particolare attenzione al tema della contraffazione farmaceutica, come testimoniato dalle diverse iniziative promosse nel tempo e oggi coordinate nell’ambito di una Unità Operativa ad hoc.

Il fenomeno della contraffazione dei farmaci: i dati

Il fenomeno della contraffazione farmaceutica, intendendo per contraffatto “un farmaco la cui etichettatura è stata deliberatamente preparata con informazioni ingannevoli in relazione al contenuto e alla fonte” (definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità|1992), presenta oggi un trend in forte crescita, non più circoscritto ai soli paesi in via di sviluppo bensì riguardante anche i paesi industrializzati. Leggi tutto…