Posts Tagged ‘alzheimer’
Piu’ sani con la meditazione
Le persone che praticano la meditazione stanno bene: sia in salute fisica che mentale. Ma soprattutto meglio di chi non la pratica. Ecco quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’Università australiana di Sydney.
Sebbene l’area che ha mostrato maggiori e significative differenze nella promozione della salute fosse quella mentale, coloro che praticavano la meditazione da almeno due anni sono stati trovati essere più in salute del 10%, rispetto al resto della popolazione generale. Questo è uno dei vantaggi evidenziati nell’articolo riportante i risultati dello studio pubblicato su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).
Dallo studio, che ha visto coinvolte più di 350 persone provenienti da tutta l’Australia e che avevano all’attivo almeno due anni di meditazione, è emerso che questi individui registravano un profilo salutistico decisamente migliore del resto della popolazione australiana secondo i dati ricavati dal Federal Government’s National Health and Wellbeing Survey . Leggi tutto…
Addio vecchi ticket, ora si pagherà a franchigia

Il sistema di compartecipazione o “copayment”, in vigore da più di trent’anni potrebbe andare in pensione: scompariranno i ticket che oggi paghiamo su farmaci, visite specialistiche, analisi strumentali e di laboratorio, ricoveri al Pronto soccorso. Il tutto attualmente per un costo per i cittadini di circa quattro miliardi all’anno che potrebbe salire a sei quando, nel 2014, entreranno in vigore le norme delle manovre estive dello scorso anno che prevedono un rincaro dei ticket per quasi due miliardi.
Scomparsi i ticket come si pagherà? Ciascuno di noi avrà una franchigia, calcolata in percentuale del reddito, fino al concorrere della quale dovrà pagare interamente ogni prestazione sanitaria, farmaco, analisi o intervento chirurgico. Ad esempio, un pensionato con 10 mila euro di reddito lordo, avrà una franchigia pari al 3 per mille dunque 30 euro: questa cifra sarà il costo massimo che dovrà sborsare per accedere a qualsiasi prestazione sanitaria, pochi medicinali o un maxi intervento chirurgico.
Oltre questo plafond, sarà tutto gratuito.
Il supervirus non e’ piu’ un segreto
L’identikit del supervirus dell’influenza non è più un segreto. Nature ha reso pubblici i metodi con cui, in un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin, gli scienziati hanno ottenuto un microrganismo che unisce la letalità dell’aviaria (un tasso di decessi del 60%: superiore alla Spagnola del primo dopoguerra) e la rapidità di contagio della suina (l’influenza che nel 2009 fu elevata al rango di pandemia).
La pubblicazione arriva dopo 5 mesi di consultazioni fra scienziati, governi e servizi segreti, chiamati a soppesare il rischio che la “ricetta” del supervirus finisse nelle mani di un gruppo terroristico o di uno stato canaglia. A dicembre del 2011 gli esperti americani del National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) avevano chiesto in fretta e furia lo stop della pubblicazione sia alla rivista inglese Nature che a quella americana Science (che a sua volta nelle prossime settimane divulgherà un esperimento parallelo a quello americano, condotto all’Erasmus Medical Center di Rotterdam).
La decisione all’epoca fece gridare alla censura. I ricercatori responsabili dei due esperimenti (Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam) furono convocati dal Nsabb, dove ribadirono che il microrganismo era custodito all’interno di laboratori dotati di misure di sicurezza eccezionali. E che lo scopo della ricerca era meritorio: studiare i punti deboli del supervirus per poterlo sconfiggere con un vaccino. Leggi tutto…
La cucina di Serena: un tiramisu’ dietetico
L’estate si avvicina e la maggior parte di noi sta correndo ai ripari per tamponare e risolvere i danni derivanti dall’alimentazione ipercalorica del freddo inverno appena passato.
A detta, però, dei migliori nutrizionisti la dieta non deve mai essere drastica e fatta esclusivamente di privazioni; gli sfizi, i peccati di gola e gli extra qualche volta bisogna concederseli.
Noi vi proponiamo, dunque, la rivisitazione della ricetta di uno dei dolci più classici della tradizione italiana: il tiramisù!
Al posto della crema al mascarpone utilizzeremo la ricotta e invece dei savoiardi i più leggeri pavesini. Ne verrà fuori un dolce delicato, leggero e gustoso e soprattutto privo di sensi di colpa!
Ingredienti
300 gr di Ricotta
75 gr di Zucchero Semolato
75 gr di Zucchero a Velo
3 Uova
300 gr di biscotti Pavesini
Caffè Zuccherato
Cacao in Polvere per guarnire
Procedimento
Con le fruste elettriche montare la ricotta con lo zucchero. Quando la ricotta sarà diventata una crema quasi spumosa aggiungere uno alla volta i tuorli d’uovo conservando gli albumi e continuando a mescolare. Aggiungere gli albumi montati a neve con lo zucchero a velo. Incorporare delicatamente gli albumi alla crema di ricotta facendo attenzione a non smontarla.
Bagnare leggermente i biscotti con il caffè zuccherato, disporli in un recipiente alto almeno5 cm, ricoprirli con la crema e proseguire così fino ad esaurimento degli ingredienti. Cospargi con il cacao in polvere e servire il dolce ben freddo dopo averlo fatto riposare per alcune ore in frigo.
L’alzheimer si combatte anche con le faccende domestiche
Spesso le donne si chiedono: «Possibile che tutta la fatica legata alle faccende domestiche non conti come attività fisica ai fini della salute?» La risposta che viene dalle pagine di Neurologyè per una volta consolante: per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer vale qualunque tipo di movimento, anche quello svolto per rigovernare la casa. E il beneficio di non lasciarsi andare sul divano riguarda tutti e tutte le fasce di età, anche gli ultraottantenni.
LO STUDIO – È su questa popolazione ad alto rischio, e di solito poco dedita allo sport, che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago. Per la loro indagine gli esperti non si sono fidati dei semplici resoconti degli oltre 700 anziani coinvolti. Per verificare quanto si muovessero di fatto quotidianamente hanno fatto indossare loro per una decina di giorni un dispositivo, detto actigrafo, che ne registrava l’attività. Tutti inoltre, al momento di entrare nello studio, sono stati sottoposti a una serie di test per valutarne la memoria e le capacità cognitive. «Dopo circa quattro anni, una settantina di loro aveva sviluppato una malattia di Alzheimer clinicamente evidente» spiega Aron S. Buchman, che ha coordinato la ricerca. Hanno cominciato con piccole dimenticanze, diventate via via più gravi, fino ad arrivare al punto in cui non riconoscevano i loro familiari e dovevano essere assistiti nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto…
Parlare da soli? Fa bene al cervello.

OSSERVAZIONE – La ricerca è stata sviluppata sulla base dell’osservazione fatta nella vita di tutti i giorni di persone che parlottano tra sé mentre si guardano attorno e cercano ad esempio le chiavi perdute: «le chiavi… dove ho messo le chiavi…». Leggi tutto…
Alzheimer, nuovo allarme dell’Oms, nel 2050 70% di casi in piu’
Un problema globale, “non solo una malattia del mondo industriale”. E’ l’appello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’Alzheimer’s Disease International lancia in un report dal titolo “Demenza: una priorità di salute pubblica”, chiedendo così a governi, a responsabili politici e alle altre parti interessate di affrontare in maniera consapevole e sostanziale l’impatto di una malattia che crescerà a dismisura nei prossimi anni.
La demenza oggi colpisce oltre 35 milioni di casi nel mondo, ma le stime annunciano cifre allarmanti: si prevede infatti un aumento del 70% della sindrome entro la metà del secolo. Circa 115 milioni saranno le persone colpite. I dati pubblicati nel rapporto “forniscono la base conoscitiva per una risposta globale e nazionale”, ha sottolineato Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione, visto che fino ad oggi solo 8 dei 194 Stati membri dell’Oms hanno un piano nazionale sulle demenze in atto: e in quel numero ristretto l’Italia non rientra.
Eppure si ha la certezza che queste malattie esploderanno per via dell’allungamento della vita: “il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni”.
I dati del rapporto confermano in che misura la demenza, patologia causata da varie malattie del sistema nervoso (la più comune è l’Alzheimer) spesso non venga immediatamente compresa dagli operatori sanitari, anche nelle nazioni a più alto reddito, dove solo tra il 20 e il 50 per cento dei casi ha una diagnosi corretta tempestiva. Per questo il rapporto dell’Oms si rivela come un’esortazione a risolvere l’ulteriore problema della formazione degli operatori sanitari “non adeguatamente preparati per riconoscere i primi sintomi”, ha spiegato Oleg Chetnov, vice direttore generale del dipartimento dell’Oms.
Se, come afferma il rapporto, ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza nel mondo, “il tasso di crescita è pari a 7,7 milioni di malati in più ogni anno – ha commentato Marc Wortmann, direttore esecutivo della Alzheimer’s Disease International – . Ma attualmente, i sistemi sanitari di cui disponiamo non possono far fronte all’esplosione della crisi delle demenze, in quanto tutti noi viviamo più a lungo”: dovranno perciò prendere consapevolezza della grande sfida da affrontare e combatterla al meglio. Leggi tutto…
La parola alla psicologa di Villa Maria Martina
Ecco un altro degli articoli pubblicati sul nuovo numero del magazine del Gruppo Serena Assistenza “Serena…mente”
La tenerezza: assetto cognitivo e RSSA
Proviamo ad immaginare un cucciolo che aspetta dietro la porta di casa, accasciato in un angolino, che il suo padrone infili le chiavi nella toppa o pensiamo ai primi passi impacciati di un bimbo che cerca di raggiungere le braccia tese della mamma e, intanto, goffamente inciampa. Quello che accomunerebbe i nostri stati d’animo in seguito a queste immagini è indubbiamente la tenerezza. Si tratta di un’emozione piacevole, orientata verso qualcuno, di bassa intensità che suscita commozione o momentaneo turbamento psicologico. La tenerezza, affinchè possa definirsi tale, necessita di alcuni indispensabili ingredienti cognitivi. L’assetto cognitivo della tenerezza prevede, innanzitutto, la percezione dell’altro come vulnerabile, come qualcuno che non può o non è in grado, come fanno tutti gli altri, di difendere se stesso da potenziali pericoli o sofferenze. A suscitare tenerezza sono, infatti, tutti quegli stimoli le cui caratteristiche rientrano nelle categorie di deboli e indifesi (bambini, cuccioli, anziani…). Ma se questo bastasse potremmo anche essere in un altro universo emozionale, quello della pena e della commiserazione, che proveremmo se pensassimo a quel cucciolo sul ciglio di una strada o quel bambino solo e abbandonato. Ci s’intenerisce, invece, di fronte a qualcuno che pensiamo comunque protetto e accudito. Si prova tenerezza, quando la vulnerabilità percepita è ben compensata da premura, coinvolgimento e cure da parte di altri o da parte nostra. Tuttavia, se quel cane non fosse un cucciolo, ma un cane vecchio moribondo o quel bambino gravemente ammalato, ci consolerebbe sapere che c’è qualcuno dedito a proteggerli e a occuparsi di loro? La tenerezza presuppone un altro importante ingrediente: la consapevolezza che si tratti di una vulnerabilità momentanea o, in ogni caso, completamente compensabile con la cura e l’accudimento. Altra condizione non trascurabile e necessaria per poter parlare di tenerezza è che chi ci intenerisce non debba ostacolare i nostri scopi: proveremmo tenerezza se il cane, nell’attesa del suo padrone, abbaiasse continuamente e noi fossimo i vicini di casa o se quel bambino, inciampando, distruggesse un oggetto a noi caro o, peggio ancora, il prodotto di un nostro lavoro? Leggi tutto…
Lettera per Serena…mente- Trovare la forza nella malattia
Qualche tempo fa la d.ssa Ragone, direttrice del Gruppo Serena, mi chiese cortesemente se potessi scrivere un articolo da pubblicare sul giornale “Serena…mente”. La struttura di cui sto parlando, presente in più città italiane, è certamente un operatore molto importante nel settore dell’assistenza domiciliare, attento alle problematiche della salute altrui e che impiega anche addetti abilitati al trattamento di pazienti portatori di particolari patologie. È anche, il Gruppo Serena, molto attivo nel campo dell’informazione visto che utilizza pure i più noti social network. Mi sono chiesto, quindi, quale interesse avrebbe potuto suscitare nei lettori un mio scritto dato che non sono né un ricercatore né uno scrittore di grido, ma solo un anziano signore la cui moglie continua a lottare contro la malattia di Alzheimer diagnosticatale nel 2003. Non voglio sprofondare nel racconto della nostra disgrazia, ma dire del modo col quale abbiamo raggiunto la prima seria diagnosi potrebbe essere istruttivo. Nella primavera del 2003, Francamaria cominciò a non ricordare gli eventi recenti, i numeri telefonici ed altro. La feci visitare subito da alcuni neurologi locali particolarmente informati sulle demenze; anche dopo la somministrazione dei test allora disponibili, questi minimizzarono del tutto il problema. Non soddisfatto delle risposte, nell’autunno seguente telefonai alla professoressa Mecocci, aiuto di Geriatria di Perugia, allora uno dei tre più importanti centri italiani che si occupavano della malattia di Alzheimer. Dopo due giorni ottenni una visita associata ad una gentilezza di modi che mi lasciò interdetto. Purtroppo, però, ebbi anche la certezza di un Alzheimer in fase iniziale. Perchè raccontare tutto ciò? Anzitutto perché non tutti credono che si debba inseguire la verità con tutte le forze possibili. Non ci si deve accontentare delle prime risposte, se queste lasciano dei dubbi, non deve esserci timore nel richiedere altri pareri ed altre visite. Una certezza raggiunta prima possibile regala anni di vita. Non voglio scrivere della tragedia che, improvvisamente, si abbatté sulla mia famiglia, del mio dolore e di quello delle mie figlie, dell’annullamento di tutte le mie aspettative; voglio dire, invece, che per sette anni siamo riusciti a gestire Francamaria in casa e con l’aiuto di alcune badanti. Poi, non ci è stato più possibile: le trasformazioni profonde che la malattia aveva generato in Franca, ben conosciute da tutti coloro che disgraziatamente si trovano a lottare con questa patologia, e lo stress che avevamo accumulato negli anni ci costrinsero ad una scelta molto ponderata ma terribilmente dolorosa. Fummo costretti, cioè, a lasciare Francamaria alle cure di una casa protetta dotata di un settore specializzato. Fu, questa, una decisione di comodo oppure una decisione giusta. Leggi tutto…
Lavori in corso per la ricetta della longevità
Attività fisica moderata e costante, dieta mediterranea e esercizi mentali. Sono questi, in ordine d’importanza, i fattori che conservando l’efficienza del cervello accrescono qualità e quantità della vita. Seguono, sempre in ordine decrescente, altri tre fattori, considerati separatamente perché di difficile definizione e misurazione. Sono: qualità del sonno, intensità dei rapporti sociali e livelli di stress cronico. L’elenco dei sei fattori è il frutto delle ricerche svolte sull’argomento negli ultimi anni sintetizzate da Stefano Cappa, docente di Neuroscienze Cognitive dell’Università Vita e Salute-San Raffaele di Milano, punto di riferimento della Società italiana di neurologia per questa disciplina, una delle protagoniste della Settimana mondiale del cervello, svoltasi dal 12 al 18 marzo.
“Dal punto di vista pratico, non abbiamo ancora una ricetta rivoluzionaria di stili di vita salutari per la mente – commenta Cappa – Ma il lavoro sin qui svolto ha portato alcune scoperte sorprendenti, che stanno dando nuovo impulso alla ricerca sui fattori protettivi dell’efficienza mentale. Non a caso, il programma settennale di ricerca dell’Unione Europea che parte dal 2014 investirà moltissimo in questo settore della medicina. Ormai è chiaro che dalla farmacologia non arriverà una “pillola salva-memoria” mentre l’invecchiamento della popolazione moltiplica i casi di demenza che stanno portando al collasso i sistemi sanitari. Riuscire a prolungare anche di soli due anni una condizione di buona efficienza mentale porterebbe vantaggi sociali ed economici vitali”.
Ed ecco cosa si sa dei sei fattori.
Attività fisica. Bastano 30 minuti al giorno per 5 giorni a settimana. È sufficiente un’attività moderata ma costante poiché il movimento comporta benefici sull’attività cerebrale.
Dieta mediterranea. Anche qui la novità sta nella scoperta di un effetto diretto, non conseguente, come si è sempre pensato, alle migliori condizioni metaboliche e cardiovascolari di chi segue questo stile alimentare. Una protezione maggiore sembra derivare da regimi alimentari simil vegetariani, con ulteriori restrizioni dei prodotti animali, zuccheri raffinati e cibi industriali, inevitabilmente ipocalorici.
Attività mentali. Tenere la mente attiva con giochi come il cruciverba, il sudoku e giochini vari aiuta a rimanere lucidi. Alta scolarità e lavori intellettualmente impegnativi risultano protettivi nei confronti della demenza. Ma, a differenza dei fattori precedenti, i benefici sembrano meno duraturi. “Le ricerche dimostrano che chi si dedica ai giochi ha capacità superiori alla media nel praticarli, ma la maggiore abilità non si estende ad altre prestazioni mentali. Invece l’alta scolarità e le attività lavorative intellettuali, più che proteggere dalla demenza sembrano rinviare la data di comparsa. Probabilmente una vita intellettualmente stimolante fornisce al cervello una “riserva cognitiva” che gli consente di resistere più a lungo alla perdita di cellule nervose”.
Dal 2014 inizia la sfida del progetto europeo settennale “Horizon”. Conclude Cappa: “Gli effetti protettivi risultano da ricerche retrospettive, che hanno confrontato negli anziani le prestazioni mentali con il modo in cui sono sempre vissuti. Ora si vedrà se si verificheranno meno casi di demenza in soggetti che a 50 anni iniziano a seguire la dieta mediterranea e un programma di attività fisica. Se, come spero, i risultati saranno positivi, avremo la ricetta della longevità”.







