La cromoterapia contro l’ansia e lo stress

martedì, febbraio 21, 2012 @ 12:02 PM

Si parla spesso di cromoterapia. L’utilizzo dei colori è normalmente regolato da principi comuni, analoghi a quelli che portano a scegliere il colore dell’abito da indossare o la tinta delle pareti di casa per abbinarli a una determinata personalità e favorire o contrastare un certo stato d’animo.

Tra i colori che hanno la capacità di indurre il rilassamento c’è il verde, soprattutto quello naturale dell’ambiente. Da uno studio condotto dall’Openspace Research Centre presso l’Università di Edimburgo risulta che per combattere ansia, stress e nervosismo questo colore sia l’ideale ancor più se si vive in luoghi circondati di spazi verdi e natura.

I ricercatori hanno reclutato un gruppo di persone di età compresa tra 33 e 55 anni, provenienti da aree depresse, e li hanno coinvolti in una serie di test per valutare l’impatto del verde sullo stress. A tutti i partecipanti veniva poi prelevato un campione di saliva per misurare la presenza dell’ormone  cortisolo, detto anche ormone dello stress.
I ricercatori hanno lavorato con persone che avevano perso il lavoro provenienti da aree svantaggiate e utilizzato test scientifici per dimostrare che, dove c’è più spazio verde intorno, i livelli di stress delle persone erano più bassi, mentre meno spazio verde è stato collegato con indicazioni che gli ormoni del corpo che non funzionano correttamente.
A ogni aumento di un punto percentuale dello spazio verde vi era una rapida discesa dei livelli dell’ormone dello stress; così come migliorava la risposta generale agli eventi stressanti o imprevisti, consentendo loro di affrontare meglio la vita e i suoi alti e bassi.

Ancora una volta la natura accorre in aiuto dell’uomo.

Farmaci generici: si o no?

martedì, febbraio 21, 2012 @ 10:02 AM

 E’ ormai frequente andare in farmacia e sentirsi chiedere se vogliamo acquistare il farmaco “brandizzato” prescritto dal medico o il farmaco ad esso equivalente.

 Ammettiamolo, spesso di fronte ad un risparmio di prezzo con l’acquisto del farmaco generico, in toto sovvenzionato dal sistema sanitario nazionale, ci lasciamo condizionare credendolo meno efficace del equivalente marchiato: sensazione confermata dai dati di un’indagine condotta da Sextantfarma nel biennio 2009-2010 che mostra che è ancora forte nei pazienti la convinzione che a un prezzo inferiore corrisponda una minore qualità ed efficacia, ma una certa diffidenza nei confronti dei generici risulta anche da parte dei medici.

 Altre persone non vogliono “disobbedire” alla prescrizione del medico curante, ma quanti sanno che spesso e volentieri i nostri medici prescrivono una certa marca di farmaci solo ed esclusivamente perché ci sono degli accordi in essere con la casa farmaceutica produttrice?

 È solo una questione di brevetto! Le aziende farmaceutiche che marchiano i farmaci più famosi ne detengono la “paternità”e quindi monopolizzano il mercato, ma la protezione brevettale ha un limite e alla scadenza di essa il mercato diviene concorrenziale e si sdoganano i generici.

La novità ultima- a meno che il decreto legge sulle liberalizzazioni non subisca modifiche- è che al momento della prescrizione, il medico sarà tenuto ad indicare sulla ricetta il farmaco generico equipollente a quello di marca prescritto o ad annotare la mancanza di un farmaco generico alternativo. Poi la scelta finale rimarrà al paziente.

Non è una notizia di poco conto se si pensa che quest’anno scadrà la protezione brevettale di ben 44 molecole tra cui ricordiamo esserci l’atorvastatina, il prodotto per ridurre il colesterolo che da anni è il medicinale più venduto al mondo; il farmaco contro l’ipertensione; l’antiasmatico montelukast. Questi prodotti hanno fruttato milioni e milioni di euro per il mercato dei medicinali ecco perché le case farmaceutiche hanno interesse affinché si continuino ad utilizzare e non vengano sostituiti dagli altrettanto efficaci “generici”.

Saltare i pasti annulla i sacrifici della dieta

venerdì, febbraio 17, 2012 @ 12:02 PM

Lo sappiamo ormai tutti: la maggioranza della popolazione occidentale si alimenta in maniera sbagliata. Troppi grassi e una dieta squilibrata fanno sì che la quota di persone con qualche chilo di troppo, o francamente obesa, sia in continua crescita: ormai un italiano su due ha problemi di peso, uno su dieci è obeso. Ora uno studio canadese, pubblicato a gennaio sul Journal of Primary Care and Community Health spiega quali sono gli errori più comuni e si interroga sulle misure che potrebbero aiutarci a non diventare un popolo di persone «oversize».

Gli autori dello studio, ricercatori della Concordia University di Montreal, hanno analizzato i dati della Canadian National Population Health Survey, l’indagine nazionale sulla salute della popolazione canadese, relativi a tutti gli adulti fra i 18 e i 65 anni, scoprendo, innanzitutto, che oltre il 25% dei canadesi fra 30 e 50 anni eccede ogni giorno con le calorie derivate dai grassi (ma c’è motivo di credere che il dato possa valere anche da questa parte dell’oceano). La colpa, segnalano i ricercatori, è soprattutto di cattive abitudini radicate e difficili da cambiare: la principale e più deleteria, ravvisata nel loro ampio campione, è la tendenza a saltare la colazione o il pranzo o la cena, nell’illusione di «pareggiare» il bilancio calorico della giornata. Peccato che il risultato che si ottiene sia l’esatto contrario di quello desiderato, perché, saltando un pasto, si finisce con l’arrivare al successivo affamati e per mangiare, mediamente, di più. Leggi tutto…

L’America si impegna ufficialmente per la lotta contro l’Alzheimer: l’obiettivo del governo è infatti quello di trovare una cura entro il 2025. Barack Obama ha firmato l’anno scorso il “National Alzheimer’s Project Act” e a distanza di pochi mesi il Dipartimento della Salute ha finalmente tracciato i contorni del piano mentre da un altro punto di vistala Casa Biancaha appena comunicato le sue intenzioni di investimento per i prossimi anni: 156 milioni di dollari, di cui 130 già nei prossimi due anni.

Obama è convinto che sia questo il momento giusto per agire contro il morbo di Alzheimer e bisogna farlo entro 13 anni con una ingente spesa nella ricerca.

I National Institutes of Health dedicheranno alle ricerca sull’Alzheimer 50 milioni di dollari in più già a partire dall’anno fiscale 2012. Nel 2013 al budget annuale verranno aggiunti altri 80 milioni. I restanti 26 verranno investiti per raggiungere gli altri obiettivi del piano, tra cui il miglioramento dei servizi di assistenza, la formazione e la sensibilizzazione pubblica. Leggi tutto…

Il tabagismo è una malattia

martedì, febbraio 14, 2012 @ 12:02 PM

 

Il fumo di sigaretta è una malattia, di cui soffrono milioni di italiani. Ecco perché è importante che tutti i medici, specie quelli di famiglia e gli odontoiatri che hanno un rapporto costante con le persone, facciano la loro parte per curare la dipendenza dal tabacco, trattandola come una patologia al pari delle altre. E’ su queste basi che si è tenuto nei giorni scorsi all’Ospedale San Paolo di Milano un corso su questo argomento, rivolto agli studenti della Facoltà di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria

Tutti gli studenti che un giorno saranno odontoiatri e medici, di base o specializzati nelle varie discipline mediche o chirurgiche, imparano che il fumo è un fattore di rischio per molti tumori e malattie cardiocircolatorie (come infarti o ischemie), respiratorie (bronco-pneumopatie croniche ostruttive, Bpco) o neurologiche (ictus). Nei corsi di studi manca l’approfondimento sul tabagismo e su come affrontarlo e sul comportamento del medico stesso nei confronti del fumo (è giusto che il medico fumi? Quanto gli darebbe ascolto un paziente?).

Il fumo è causa del 15 % dei 560 mila decessi registrati ogni anno in Italia. In Italia, l’85-90 % dei tumori polmonari è attribuibile al fumo come il 75-90 % dei tumori di cavo orale, faringe, laringe ed esofago (in cui gioca un grande ruolo anche la combinazione con consumi elevati di alcol). Leggi tutto…

Effetto gelo: vale anche per i farmaci

sabato, febbraio 11, 2012 @ 12:02 PM

Anche i farmaci subiscono l’effetto gelo. Le reazioni alle basse temperatura dell’organismo possono influenzare l’efficacia di alcune terapie: è d’uopo allora tenerne conto e prendere qualche precauzione, soprattutto nel caso di terapie per l’ipertensione o per l’asma.

Il freddo nell’organismo causa vasocostrizione soprattutto a livello periferico. Questo meccanismo serve al corpo per mantenere il più possibile il proprio calore, ma ciò può causare un aumento della pressione sanguigna e quindi un maggiore stress per il cuore che pompa più sangue. Per questo è necessario, in alcuni casi- soprattutto quando il corpo è esposto per molto tempo al freddo-, variare la terapia (sempre e solo su consiglio del medico) dei farmaci ad azione ipertensiva. In estate, di contro, verificandosi la vasodilatazione si tenderà a ridurre gli anti ipertensivi.

 Altro effetto dell’abbassamento delle temperature è l’aumento della coagulazione del sangue che comporta un maggiore rischio di trombosi. Anche i bronchi non escono incolumi dal freddo, infatti essi sono soggetti a broncocostrizione reattiva: anche qui vale il concetto che l’apparato respiratorio in tal modo trattiene il calore, ma nei soggetti che assumono terapie inalatorie il paziente potrebbe infatti avere l’impressione di una ridotta efficacia. Anche in questi casi, con l’aiuto del medico, si può ipotizzare un adattamento della terapia.

Infine, un ultimo aspetto da considerare è il fatto che a volte col freddo diminuisce la percezione della sete e il sangue tende a concentrarsi di più perché non c’è una corretta idratazione. Questo capita soprattutto agli anziani che spesso bevono meno di quanto dovrebbero.

La cucina di Serena: risotto verde

venerdì, febbraio 10, 2012 @ 12:02 PM

Il segreto di questo risotto è u cucchiaio di Philadelphia che lo rende particolarmente cremoso. Il fatto poi che le zucchine si presentino grattuggiate le rende davvero poco invasive anche per chi di solito non ama mangiarle.

Ingredienti per 4 persone:

  • 300 gr di riso
  • 400 gr di zucchina
  • 1 cipolla piccola
  • 1 noce di burro
  • brodo di carne (va bene quello granulare)
  • 1 cucchiaio di Philadelphia
  • 75 gr di grana
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 manciata abbondante di basilico
  • sale e pepe q.b.

Grattuggiare le zucchine e la cipolla con la grattuggia per le carote a fori grandi. Fondere il burro nel tegame e soffriggere insieme le verdure. Aggiungere il riso e farlo tostare. Regolare di sale  e sfumare con il vino bianco. Una volta che il vino è evaporato, incominciare a bagnare con il brodo fino a che il risotto non sarà a cottura. A questo punto mantecare con il philadelphia e il grana. Aggiungere il basilico tritato e completare con una manciata di pepe. 

 

In Italia il 20% dei bambini è sensibile a polvere, polline e peli di animale; l’8-10% è affetto da asma, prevalentemente di natura allergica.

Inoltre il 3% della popolazione e il 6-8% dei bambini sotto i due  anni, soffre di allergie alimentari che sono in notevole crescita. In  particolare sarebbero in aumento le allergie alimentari ritenute ‘rare’, tanto  chela Siaipstarebbe in procinto di istituire un registro di queste allergie.

Questo è quanto emerso nel corso del Congresso “Terza giornata del bambino allergico”, tenutosi a Roma l’8 e il 9 febbraio e organizzato da Alama  (Associazione laziale asma e malattie allergiche), Federasma (Federazione  italiana delle associazioni di sostegno dei malati asmatici e allergici), Siaip  (Società italiana allergologia e immunologia pediatrica) e l’ospedale  pediatrico Bambino Gesù di Roma.

“La causa dell’aumento delle allergie nei bambini dei paesi ricchi è dovuta  proprio alla diminuzione del carico microbico ambientale” è quanto asserito dal  Prof Alberto Ugazio dell’Ospedale Bambino Gesù, poiché il sistema immunologico  memorizza gli antigeni con cui viene in contatto nel corso della vita,  proteggendo l’organismo da susseguenti infezioni causate da “germi” con lo  stesso antigene.

Fonte

La ricerca sull’Alzheimer per fortuna non si arena e una nuova buona notizia arriva dagli Usa. Un’equipe di neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland ha scoperto che un medicinale usato da anni contro i tumori è in grado di annullare rapidamente i sintomi dell’Alzheimer, almeno nei topi. Il farmaco utilizzato è capace di invertire i deficit cognitivi, comportamentali e di memoria causati dalla comparsa di questa forma di demenza. I risultati dello studio, pubblicato su Science, sono giudicati “più che promettenti” dagli stessi ricercatori pur con la prudenza che si deve a un trial condotto, per ora, solo su animali.

Il medicinale oggetto dello studio è il bexarotene, da oltre 10 anni approvato dalla Food and drug administration (Fda) per il trattamento del cancro. Il team di Gary Landreth, che da anni studia la formazione dell’Alzheimer, aveva già scoperto che il vettore principale del colesterolo nel cervello, l’apolipoproteina E (ApoE), funziona come uno ‘spazzino’ facilitando la pulizia delle proteine beta amiloidi. Nel nuovo studio, Landreth e i suoi colleghi hanno voluto testare l’efficacia del bexarotene per aumentare l’espressione di ApoE e, dunque, ripulire il cervello dalle placche tipiche della malattia neurologica, ed hanno accertato che il farmaco stimola i recettori dei retinoidi X (RXR), che controllano la quantità di ApoE prodotta.
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Vuoi perdere peso? Taglia le calorie!

giovedì, febbraio 9, 2012 @ 12:02 PM

Forse una buona notizia per tutti coloro i quali vivono quotidianamente a dieta: secondo un nuovo studio non servirebbe tagliare carboidrati o proteine per perdere peso, ma agire invece sulle calorie. Quindi il tutto starebbe nel puntare sulla quantità e non più sulla qualità dei cibi assunti.

Si ritiene, infatti, che per perdere peso basti eliminare carboidrati (pasta, pane, pizze e pizzette) e proteine (carne, pesce, uova). Secondo un nuovo studio, per dimagrire, bisogna invece tagliare sulle calorie.
La ricerca condotta dagli scienziati della Otago University, coordinati dall’endocrinologo dottor Jeremy Krebs, ha voluto appurare se tra i 419 partecipanti allo studio, affetti da diabete di tipo 2, si fossero riscontrati diversi tassi di perdita di peso, nell’arco di due anni di follow-up. I partecipanti sono stati invitati a seguire due diete a basso contenuto di grassi: la prima prevedeva un elevato apporto di proteine e la seconda un alto apporto di carboidrati. Tutti i partecipanti avevano un’età compresa tra i 35 e i 75 anni. Leggi tutto…